Cara Ijeawele ovvero quindici consigli per crescere una bambina femminista di Chimamanda Ngozi Adichie

chim.jpg

floral-line

Ricordi la pubblicità televisiva che guardavamo a Lagos, dove un uomo fa da mangiare e sua moglie lo applaude? Il vero progresso ci sarà quando lei non applaudirà lui, ma reagirà al cibo in sé – può approvare il cibo o non approvarlo, proprio come lui può fare col cibo preparato da lei, ma la cosa sessista è che lei batte le mani al fatto che lui si sia messo a cucinare, approvazione che sottintende che il far da mangiare sia un’attività prettamente femminile.

floral-line

Prima di procedere con la recensione di una delle opere che mi ha colpita maggiormente in questo 2017, trovo doveroso fare una precisazioni: questo articolo non sarà una recensione.
Per chi conosce le opere di Chimamanda Ngozi Adiche, sa perfettamente che Cara Ijeawele, prima di essere edito da Einaudi, nacque sotto forma di lettera scritta dalla stessa Adichie e indirizzata ad una amica neo mamma, rivoltasi a lei in cerca di consigli per crescere una bambina femminista. A fronte di ciò, trovo impossibile se non addirittura scorretto “recensire” una lista di consigli, nati dalle idee e convinzioni di una persona. Quindi, in questo articolo ci saranno quattro chiacchiere su determinati consigli che mi hanno fatto riflettere particolarmente.
Gradirei, però, aprire il discorso con la definizione di due termini dei quali oggi ancora si fraintende il reale significato.

 

MASCHILISMO: Il maschilismo è una forma di sessismo, basata sulla presunta superiorità dell’uomo nei confronti della donna.

FEMMINISMO: la posizione o atteggiamento di chi sostiene la parità politica, sociale ed economica tra i sessi, ritenendo che le donne siano state e siano tuttora, in varie misure, discriminate rispetto agli uomini e ad essi subordinate.

 

Già da inizio anno si era alzato un grande alone di interesse nei confronti di Chimamanda Ngozie Adichie, scrittrice nigeriana di etnina Igbo vincitrice di 15 premi letterari, divenuta famosa per un discorso tenuto per TEDxEuston, dal titolo We should all be feminists pubblicato poi in formato cartaceo da Einaudi.
Ha avuto, inoltre, una nomination perfino ai Grammy per essere stata citata da Beyoncé in un brano della cantate, dal titolo Flawless.
Di recente, Cara Ijeawele ovvero quindi consigli per crescere una bambina femminista è entrato a far parte della mia libreria ed è senza ombra di dubbio una delle letture che più mi ha spinta a riflettere su un argomento che mai come al giorno d’oggi è stato così delicato.
Mi ha portato a pensare alla realtà in cui le donne nigeriane si trovano a vivere quotidianamente, ritenuta anche il più delle volte “normalità” e a come la quotidianità della nostra parte di mondo non sia poi così differente sotto certi aspetti; portandomi ad una conclusione: questa non può essere normalità.
Vorrei, quindi, condividere i consigli o le riflessioni avanzate da Chimamanda che mi hanno colpita maggiormente e dei quali cercherò sinceramente di fare tesoro.

 

22494545_10214410645281266_509724398_o.jpgSecondo consiglio: Fatelo insieme.
[…] Per favore non ragionare in termini di aiuto. Prendendosi cura di sua figlia, Chudi non ti sta «aiutando». Fa quello che deve. Quando diciamo che i padri «aiutano», diamo a intendere che accudire i figli è un territorio materno. Non è così.
[…]Chudi non merita alcuna gratitudine o lode speciale, e del resto neanche tu: avete fatto entrambi la scelta di mettere al mondo una figlia, e la responsabilità di quella scelta ricade equamente su entrambi.

 

E solamente con alcune righe del secondo consiglio, avevo già compreso quanto quest’opera fosse importante. Molto spesso, leggendo determinati passaggi, mi ritrovavo ad annuire, quasi come se Chimamanda stesse parlando con me e io annuendo le dimostrassi la mia totale approvazione alle sue parole.
Questo particolare passaggio mi ha colpita, spesso mi è capitato di sentire l’associazione marito+aiuto parlando di gestione delle faccende domestiche o accudimento figli; magari al lavoro tra colleghi o tra i cugini più grandi.
Penso sia un aspetto che ormai nella nostra cultura venga considerato normale, magari viene anche detto senza alcuna malizia… il marito che aiuta la moglie, quasi come fosse un cavaliere venuto in soccorso della donzella sommersa dai troppi piatti sporchi in cucina e panni da stendere.
E’ tutto lì, in quel “non merita alcuna gratitudine o lode speciale, e del resto neanche tu” la base della riflessione. Ne l’uomo e tanto meno la donna hanno bisogno di premiazioni speciali per aver svolto determinate faccende domestiche, non è importante chi lo fa meglio, ma farlo e condividere… insieme. Nessuno è più genitore dell’altro o il componente famigliare con più importanza.
La normalità al giorno d’oggi dovrebbe essere percepita in modo differente: essere sullo stesso livello e condividere gioie e doveri, d’altronde non vi è alcuna costrizione nell’intraprendere una convivenza.

 

E’ buffo, come possono essere buffe le cose tristi, che ci ritroviamo ancora a parlare della cucina come un indice per stabilire la «sposabilità» di una donna.
Il saper cucinare non è preinstallato in vagina. L’arte culinaria si impara.
Far da mangiare è una competenza che in teoria sia gli uomini sia le donne dovrebbero avere nella vita.

 

Terzo consiglio: Spiegale che l’idea di ruoli di genere è una grande sciocchezza.
[…] Ho dato un’occhiata al reparto giocattoli, anche quello organizzato per genere.
I giocattoli per i ragazzi sono perlopiù attivi, e prevedono un’azione di qualche tipo, mentre i giocattoli per le bambine sono in genere passivi. Non mi ero mai resa conto della precocità con cui la società comincia a plasmare l’idea di quel che dev’essere un maschio e quel che dev’essere una femmina.
Vorrei che i giocattoli fossero organizzati in base al tipo e non in base al sesso.

Mia madre una volta mi raccontò di quando mio fratello maggiore, all’età di quattro o cinque al massimo, chiese di avere un Cicciobello. Un po’ scherzosamente, un po’ con del fondo di timore, si fecero battutine sul fatto che mio fratello volesse un gioco tipicamente femminile. Le bambine vengono giudicate bene se giocano a fare le mamme… perché un bambino dev’essere giudicato male se vuole giocare a fare il papà?
Trovo paradossale come padri e madri possano considerare sbagliato un gioco simile per un maschio, ma come poi determinate donne adulte adorino gli uomini che desiderano ardentemente diventare padri… non trovate che ci sia qualcosa di poco chiaro?
Le due cose dovrebbero escludersi a priori seguendo il primo ragionamento, invece l’istinto tende ad eliminarlo piuttosto che alimentarlo.
E’ vero come la società cerchi di definirti come individuo già dalla tenera età, ma è anche vero che a volte è anche la cultura di chi ci circonda ad avere un grande peso sulla bilancia. Nonni, zii, genitori, amici a volte sono determinanti anche nel voler “imporre” determinati giochi; quegli stessi giochi che se lasciati liberi di essere sperimentati potrebbero aprire infinite porte verso il futuro. Per citare Chimamanda “[…] Oggi mi chiedo se quella bambina non sarebbe diventata un rivoluzionario ingegnere se solo avesse avuto la possibilità di esplorare quell’elicottero.”

 

Ancora più problematica è l’idea, nel Femminismo Light, che gli uomini sono per natura superiori ma che ci si aspetta da loro che «trattino bene le donne».
No. No. No. Alla base del benessere di una donna dev’esserci ben altro che la benevolenza maschile.

 

Quarto consiglio: Guardati dai pericoli di quello che chiamano «Femminismo Light». […] Il Femminismo Light usa il linguaggio del «permesso». Theresa May è il primo ministro britannico, ed ecco come un giornale progressista inglese ne descrive il marito: «Philip May è noto negli ambienti politici come l’uomo che si è seduto in disparte permettendo alla moglie, Theresa, di rifulgere». Permettendo.
[…] Se fosse Philip May il primo ministro, forse di lui direbbero che la moglie lo ha «sostenuto» discretamente, o che lo «spalleggiava», o che è «rimasta al suo fianco», ma a nessuno verrebbe in mente di dire che ha «permesso» a lui di rifulgere.
[…] Ma ecco la verità: il nostro mondo è pieno di uomini e donne a cui non piacciono le donne di potere.
22449116_10214410643481221_496135_o.jpg

 

Prima di leggere l’opera di Chimamanda, non avevo mai sentito il termine Femminismo Light e ne sono rimasta decisamente colpita. Ho voluto riportare questo determinato passaggio, in quanto il termine “permettere” ormai si utilizza quasi inconsciamente, senza comprenderne il reale significato e gravità.
Se ci pensate, si usa spesso anche in ambiti del tutto frivoli come ad esempio il vestiario. Ogni volta che faccio compere, c’è sempre qualcuno che guardando uno dei nuovi capi che sto indossando mi chiede “Ma al tuo ragazzo piace?” o “Ma approva questo vestito?” magari sotto forma di battuta e anche senza reale malizia… ma resta il fatto che la domanda non dovrebbe di partenza essere posta, perché è indubbio che non ci sono problemi per la persona che mi ama e anche se ci fossero non mi priverebbe della libertà di indossare determinati capi, ma esprimerebbe solo un parere sincero e personale.
Di fatto ad essere pericolose sono proprio le donne maschiliste… donne sostenitrici della superiorità dell’uomo e trovando giusto il rimanere a casa per accudire i figli e che giudicano le donne contrarie a questo stile di vita. Le trovo estremamente pericolose.

 

La gente, all’occorrenza, usa il termine «tradizione» per giustificare
qualunque cosa.

 

Decimo consiglio: Sii determinata nell’affrontare la questione del suo aspetto fisico.
[…] Purtroppo le donne hanno imparato a vergognarsi e scusarsi per gli interessi considerati tradizionalmente femminili, come la moda o il trucco. Ma la nostra società non si aspetta che gli uomini si vergognino degli interessi considerati generalmente maschili, come auto sportive o certi sport agonistici. […] Un uomo ben vestito non si preoccupa del fatto che la sua eleganza possa far nascere riserve sulla sua intelligenza, la sua competenza o la sua serietà. Una donna, al contrario, è sempre consapevole del fatto che un rossetto brillante o un vestito ben scelto può dare agli altri un’impressione di frivolezza.

Vorrei concludere con questo passaggio del decimo consiglio, il quale mi ha fatto ripensare ad un episodio collegato con una famosa attrice considerata tra le più interessate all’argomento femminismo e tra le più attive: Emma Watson.
A marzo di quest’anno, intorno all’attrice è scoppiato un polverone innalzato dalle “femministe” britanniche per via di un servizio fotografico realizzato in previsione del lancio del film La bella e la bestia, in cui vi è una Emma Watson in topless.
La foto è chiaramente artistica, nessun nudo integrale ma un’immagine pulita che lascia allo spettatore quella sensazione di vedo-non vedo, ma nonostante ciò la foto ha scatenato l’ira di donne che hanno iniziato a giudicare ipocrita il comportamento dell’attrice. Emma Watson è nota per la lotta a favore delle parità tra sessi, famoso è il suo discorso sul femminismo alle Nazioni Unite e il suo contributo per il lancio della campagna per l’uguaglianza dei generi chiamata HEforShe, volta a sostenere le donne per ottenere parità, ma anche a sostenere gli uomini che troppo spesso sono costretti a rientrare determinati stereotipi ormai parte integrante della società.
Fatte tutte le doverose premesse, la domanda sorge spontanea: perché giudicare la Watson per una foto in topless?
La rende meno interessata alla lotta per la parità dei diritti? Nonostante l’incredibile impegno, la rende più frivola o ipocrita? No. L’utilizzo che decide di fare del suo corpo non la rende meno credibile o meno valido il suo impegno e se questo è quello che una donna pensa guardando lo scatto fotografico della Watson, allora quella donna non è femminista come magari crede e sostiene, ma bensì è maschilista.

 

Molte culture e religioni tengono sotto controllo il corpo delle donne in un modo o nell’altro. Se la scusa per controllare il corpo delle donne riguardasse le donne stesse, allora sarebbe comprensibile. Se per esempio la ragione fosse: «Le donne non dovrebbero portare le minigonne perché si espongono al rischio di tumori».
Invece la ragione non riguarda le donne, ma gli uomini. Trovo tutto questo profondamente disumanizzante, perché riduce le donne a semplici puntelli per gestire gli appetiti degli uomini.

floral-line
Per concludere l’articolo, ci terrei molto anche a segnalarvi una Youtuber che pubblica video dedicati alla parità di ogni genere, non solo sul femminismo. Per chi è interessato alle tematiche, passi a guardare il canale di Cimdrp! La sua rubrica “Parità in pillole” approfondisce tematiche troppo spesso trascurate dai media o a volte fraintese.
Ho voluto argomentare i passaggi che mi hanno fatto riflettere maggiormente, ma ciò non esclude che l’opera sia imprescindibile nella sua interezza, ecco perché DEVE essere letta completamente, cosa che non occupa troppo tempo dato che raggiunge le 88 pagine.

voto:5

PluffaCalderone

floral-line

9788806234935_0_0_1576_75.jpg


Titolo: 
Cara Ijeawele ovvero quindici consigli per crescere una bambina femminista
Autore: 
Chimamanda Ngozie Adichie
Editore: Einaudi
Numero di pagine: 88
Prezzo: 15,00 euro
Trama: Cosa significa essere femminista oggi? Per prima cosa reclamare la propria importanza, di individuo e di donna insieme; reclamare il diritto all’uguaglianza senza se e senza ma. E cosa significa essere una madre femminista? Non smettere di essere una donna, una professionista, una persona, e condividere alla pari la responsabilità con il proprio compagno. Mostrare a una figlia le trappole tese da chi la vuole ingabbiare per mezzo della violenza, fisica o psicologica, in un ruolo predefinito, e spiegarle che quel ruolo non ha nessun valore reale e che potrà scegliere di essere ciò che vorrà. Farle capire che la sua dignità non dipende dallo sguardo e dal giudizio degli altri e che la sua realizzazione non dipenderà dal compiacere quello sguardo. E significa soprattutto insegnarle che l’amore è la cosa più importante, ma che bisogna anche capire quando è il caso di battersi contro l’ingiustizia.
Adichie ha scritto un intenso pamphlet sotto forma di lettera, con uno sguardo confidenziale eppure politico. La sua voce, che sa essere intima e allo stesso tempo universale, ha saputo dare vita a un manifesto necessario in un presente in cui dobbiamo imparare a vivere la differenza per poterci ancora dire umani.

L’autore

chimamandanew-colour-lst036235Chimamanda Ngozi Adichie è nata ad Abba, in Nigeria, nel 1977 ed è cresciuta nella città universitaria di Nsukka. Là ha completato il primo ciclo di studi, poi proseguiti negli Stati Uniti. Già vincitrice di importanti premi con L’ibisco viola e Metà di un sole giallo (il Commonwealth Writers’ Prize for Best First Book 2005, il primo, e l’Orange Broadband Prize 2007 e il Premio internazionale Nonino 2009, il secondo), entrambi pubblicati da Einaudi, con Americanah, il suo terzo romanzo, ha conquistato la critica aggiudicandosi il National Book Critics Circle Award 2013 e giungendo tra le finaliste del Baileys Women’s Prize for Fiction 2014. Nel 2017 ha pubblicato, sempre per Einaudi, Cara Ijeawele. Un brano del discorso Dovremmo essere tutti femministi (pubblicato in Italia da Einaudi) tenuto da Adichie nel 2013 durante una conferenza TEDx, è stato campionato dalla cantante Beyoncé nella canzone Flawless. Time Magazine l’ha inclusa nell’elenco delle 100 persone più influenti al mondo nel 2014. Adichie è stata definita «la Chinua Achebe del XXI secolo».

Annunci

Informazioni su lastanzadipluffacalderoneblog

Mi chiamo Denise ma già da qualche tempo gli amici hanno iniziato a chiamarmi Pluffa. Inguaribile sognatrice e lettrice compulsiva, ho aperto un blog letterario per condividere la mia più grande passione e per migliorare in ciò che spero, un giorno, diventi il mio futuro.
Digressione | Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

4 risposte a Cara Ijeawele ovvero quindici consigli per crescere una bambina femminista di Chimamanda Ngozi Adichie

  1. sissiforbooks ha detto:

    fino ad ora ho letto due romanzi suoi e tutto ciò che scrive, oltre che illuminante, è pura poesia!

    Piace a 1 persona

  2. Giulia ha detto:

    Articolo bellissimo.
    Lo sto leggendo ora e sono arrivata al consiglio n. 5.
    Per ora tutto ciò che dice ti fa prendere la consapevolezza di quanto certe cose nella nostra società siano considerate “normali” e non dovrebberlo essere.
    Un bacionis..

    Porpora profezia ❤

    Piace a 1 persona

    • Grazie mille, sono contenta che ti stia piacendo!!! È proprio come hai detto, solo leggendolo prendi realmente coscienza di quanto tutto sia veritiero e sotto un certo aspetto considerato innocuo fino a quel momento!! Leggerò al più presto anche “Dovremmo essere tutti femministi” 😉

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...