Loving Vincent – Quando l’arte prende vita.

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Sono state concesse solamente tre date al cinema a Loving Vincent, film d’animazione britannico-polacco. Nonostante il poco tempo messo a disposizione, il pubblico ha comunque premiato questo capolavoro, il quale ha spodestato Balde Runner al Box Office in sole tre giornate.
Dare una definizione al film, può risultare complicato. Possiamo considerarlo un docu-romanzo o anche un Biopic, in quanto cerca di ricostruire in modo romanzato i tragici eventi che hanno composto le ultime settimane di vita del pittore, tenendo in considerazione questo aspetto può essere considerato anche come un film divulgativo.
Per chi avrà visto la pellicola, si sarà reso conto però che il film man mano prende sempre più le sembianze di un giallo d’inchiesta, con l’ostinazione del giovane Armand Roulin nel voler portare alla luce le motivazioni del suicidio di Van Gogh.
Forse come si voglia definire il film in fin dei conti non ha importanza, in quanto Dorota Kobiela e Hugh Welchman hanno reso possibile l’inimmaginabile, contribuendo a rendere reali i personaggi e soprattutto i sentimenti di uno dei più grandi pittori che sia mai esistito. Lo stesso Van Gogh dichiarò Voglio toccare il cuore della gente con la mia arte. Voglio che dicano: sente profondamente, sente con tenerezza” e con Loving Vincent oggi questo suo desiderio è realtà.
La pellicola in origine nasce come cortometraggio e solamente grazie ai finanziamenti avvenuti tramite crowdfunding si trasforma in un film che vuole analizzare gli avvenimenti che portarono Van Gogh a compiere il gesto più estremo e disperato.
E quale modo migliore di raccontare Van Gogh se non dando vita ai personaggi e ai luoghi che popolano i suoi dipinti? Infatti, l’esclusività che rende il film una vera opera d’arte, consiste in 65mila dipinti per 900 inquadrature ispirate a quadri del pittore, realizzati da un team di 125 artisti provenienti da varie parti del mondo.
Un lavoro di massima precisione, che ha richiesto la ripresa dei primi 95 minuti del film in Live Action e una successiva revisione dei fotogrammi da parte degli artisti selezionati, al fine di realizzare la versione proiettata nelle sale cinematografiche, con l’effetto dipinto a olio. «Abbiamo scelto di operare così – spiega Kobiela in un’intervista a Cineuropa – perché lo stesso Vincent dipingeva sempre dal vivo».
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Ogni minimo particolare è un tocco d’arte, un omaggio alla persona che fu Vincent Van Gogh, aspetto riconducibile anche al titolo. Loving Vincent può avere numerosi chiavi di lettura, da “amando Vincent” o “amato Vincent” sottolineando così l’amore del mondo verso il pittore. Ma mi piace pensare che sia collegato ad una traduzione ben specifica:
“Con amore, Vincent” la consueta frase che Van Gogh utilizzava nella chiusura delle lettere che quotidianamente spediva al fratello Theo Van Gogh, morto sei mesi dopo la scomparsa dello stesso Vincent. Un titolo dietro al quale si cela un mondo lontano e quasi intangibile, una sorta di dichiarazione d’amore che solamente pochi possono comprendere e emozionarsi alla sola lettura.
La storia, come detto precedentemente, è focalizzata sulle ultime settimane di vita del pittore. Armand Roulin, figlio del postino Joseph Roulin, viene incaricato dal padre di recapitare l’ultima lettera scritta da Van Gogh al fratello Theo.
Nonostante Armand non nutra interesse o stima nei confronti di quel pazzo pittore, parte alla volta di Auvers, dove verrà a conoscenza della morte di Theo.

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E’ in questo momento, quando Armand si pone il quesito di chi sia la persona più adatta a cui lasciare la lettera, che la storia assume quasi i toni di un film giallo dove il giovane Roulin, come se vestisse i panni di un detective, cerca di indagare sul decesso del pittore e se sia stato realmente un suicidio. Van Gogh, sei settimane prima l’estremo gesto, dichiarò di aver raggiunto la tranquillità tanto agognata… perché suicidarsi quindi?
E’ più plausibile, a fronte della sua dichiarazione, che qualcuno che lo ritenesse scomodo lo avesse tolto di mezzo, magari a causa di qualche screzio. Possibile?
Da qui si può notare quanto i personaggi, soprattutto Armand, non siano dinamici solamente in quanto divenuti reali grazie al team di artisti scelti: il giovane Roulin da parte totalmente disinteressata ai fatti e scettico nel riconoscere in Van Gogh un animo sensibile e un vero artista, cresce con il procedere delle sue indagini mutando le opinioni avute in precedenza sul pittore e prendendo a cuore le motivazioni che aleggiano attorno alla sua morte. Da qui la dinamicità che collega arte e sentimento.
La bellezza creata da Dorota Kobiela, oltre che visiva e alla scelta di un soundtrack emozionante (Starry Starry Night di Lianne La Havas), sta nella ricerca dei particolari. Infatti, Armand Roulin e tutti i personaggi dai quali egli si reca per indagare, sono realmente esistiti e tutti vengono introdotti in scena nella stessa posa in cui lo stesso Van Gogh li dipinse; da Adeline Ravoux al dottor Gachet.

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Se con il procedere della storia rimaniamo incantati dall’animazione ad olio dei paesaggi e personaggi, l’incanto fa spazio anche all’angoscia e alla malinconia durante i flash back portati in scena dalle testimonianze raccolte da Armand Roulin.
Per queste sequenze, Kobiela e Welchman decidono di optare per la tecnica rotoscopica, utilizzata principalmente con i cartoni animati, in cui le figure umane risultano realistiche in quanto “ricalcate” sui fotogrammi girati durante il live action.
«Sono i momenti e gli avvenimenti – spiega ancora Dorota Kobiela – che Van Gogh non ha dipinto e quindi coerentemente il film non ce li mostra attraverso il suo sguardo colorato.»
Ho visto Loving Vincent tre giorni fa, ma ancora oggi sento le sensazioni che mi ha provocato e che il tempo difficilmente riuscirà a cancellare; l’ammirazione che ho nei confronti di quest’uomo cresce sempre più man mano che aggiungo particolari documentandomi sulla sua vita.
Ho trovato importante come il film si focalizzi principalmente su Vincent come persona, com’era visto dai cittadini e colleghi pittori a lui contemporanei e su come l’arte fosse un’estensione della sua anima. Si concentra su come questo suo rapporto con la pittura fosse totalmente incompreso dalle persone e su come venne additato come pazzo per via di questa incomprensione.
E’ un omaggio all’arte e allo stesso Van Gogh, un film che scala decisamente la mia personale classifica cinematografica. Un’opera d’arte e a mio parere l’omaggio più significativo dedicato a un uomo che finalmente è compreso e amato, la cui arte sarà immortale.
Le giornate al cinema dedicate a questa pellicola, ormai sono terminate ma semmai (e prego vivamente di sì) ne faranno un DVD vi invito a reperirlo il prima possibile.
Lo dobbiamo a quello strano uomo che ancora oggi ci fa sognare con la sua arte e con il suo amore per la vita.

voto: 5

Loving,
Pluffa

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Starry Starry Night – Lianne La Havas

Now I understand
what you tried to say to mevincent-robert-glyaczk-in-colour

how you suffered for your sanity
how you tried to set them free
they would not listen they did not know how perhaps they’ll listen now

For they could not love you
but still your love was true
and when no hope was left in sight
on that starry, starry night
you took your life as lovers often do
but I could have told you Vincent
this world was never meant for one as
beautiful as you

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Informazioni su lastanzadipluffacalderoneblog

Mi chiamo Denise ma già da qualche tempo gli amici hanno iniziato a chiamarmi Pluffa. Inguaribile sognatrice e lettrice compulsiva, ho aperto un blog letterario per condividere la mia più grande passione e per migliorare in ciò che spero, un giorno, diventi il mio futuro.
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2 risposte a Loving Vincent – Quando l’arte prende vita.

  1. Giulia ha detto:

    bellissimo!!

    Piace a 1 persona

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