RECENSIONE || L’ombra del vento di Carlos Ruiz Zafón

ZAFON

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Quando una biblioteca scompare, quando una libreria chiude i battenti, quando un libro si perde nell’oblio, noi, custodi di questo luogo, facciamo in modo che arrivi qui. E qui i libri che più nessuno ricorda, i libri perduti nel tempo, vivono per sempre, in attesa del giorno in cui potranno tornare nelle mani di un nuovo lettore, di un nuovo spirito. Noi li vendiamo e li compriamo, ma in realtà i libri non ci appartengono mai. Ognuno di questi libri è stato il miglior amico di qualcuno.

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E’ molto tempo che non scrivo qui in questo piccolo angolo di mondo, in questa piccola stanza che mi ero creata e alla quale avevo dedicato davvero tutta me stessa.
Nonostante i miei sforzi e sacrifici, mi sono ritrovata spesso a fare i conti con giudizi negativi e critiche, anche da parte di persone che amavo.
Ho iniziato pian piano a trascurare questa stanza sino quasi a dimenticarla, riducendola alla fine ad un misero angolo buio e impolverato.
Mi sono ritrovata a dover imparare una nuova routine che tornasse a far girare la mia vita, con l’aiuto di nuove persone che con un modo tutto loro hanno fatto emergere dei lati del mio carattere che per anni avevo sepolto nella speranza di apparire interessante agli occhi di gente che amavo e che credevo ricambiasse il mio amore.
Questa stanza era diventata proprio come il Cimitero dei Libri Dimenticati ne L’ombra del vento, colma di recensioni che nessuno ricorda e dimenticate da tempo; d’altronde io stessa ero stata la prima a farlo.
Poi il romanzo di Zafón mi venne regalato da qualcuno che realmente iniziò a credere in me, con un’unica e sincera richiesta “leggilo e non te ne pentirai”.

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Di recente ho avuto modo di raccontare come è nata la mia passione per la lettura, il momento preciso in cui capii che quelle piccole parole stampate su carta erano vitali come l’aria. L’ombra del vento mi ha riportato a quel ricordo della mia adolescenza.
Il romanzo di Zafón mi ha fatto riscoprire quella sensazione di perdita e mancanza che si sente non appena si gira l’ultima pagina di un libro mozzafiato, l’equivalente dell’aver perso i tuoi migliori amici. Daniel, Fermín, Bea, Don Gustavo Barceló e lui, soprattutto lui, Julián Carax mi sono mancati dal momento in cui ho chiuso il libro, riponendolo con tutto il mio affetto sulla libreria.

Non avevo mai letto nulla di Zafón, nonostante avessi sempre visto il suo romanzo nelle librerie e ora dopo aver finito L’ombra del vento posso affermare a gran voce di essermi pentita di non aver dato da subito il giusto interesse a questo scrittore.

Mio padre si chinò su di me e, guardandomi negli occhi, mi parlò con il tono pacato riservato alle promesse e alle confidenze. «Questo luogo è un mistero, Daniel, un santuario. Ogni libro, ogni volume che vedi possiede un’anima, l’anima di chi lo ha scritto e l’anima di coloro che lo hanno letto, di chi ha vissuto e di chi ha sognato grazie ad esso. Ogni volta che un libro cambia proprietario, ogni volta che un nuovo sguardo ne sfiora le pagine, il suo spirito acquista forza.»

La storia del piccolo Daniel ne L’ombra del vento è una storia che potrebbe benissimo adattarsi a tutti noi lettori che pian piano abbiamo attraversato il nostro percorso di crescita. Il passaggio da bambini ad adolescenti, ma soprattutto il cambiamento come lettori maturi e responsabili.

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Proprio come noi, Daniel passa da bambino curioso ed affascinato da quei mondi fatti di carta e parole, a piccolo uomo perspicace e ostinato a raggiungere i suoi obiettivi.
All’età di undici anni, nel giorno del suo compleanno Daniel viene portato dal padre in un luogo misterioso: il Cimitero dei Libri Dimenticati. Un labirinto di libri salvati dall’oblio. Ma non si tratta di una semplice gita, infatti la visita ha lo scopo di far scegliere a Daniel quale tra le migliaia di libri adottare con la promessa di prendersene cura per sempre. Perso in quel labirantesco mondo di libri, Daniel viene attratto da un romanzo intitolato L’ombra del vento di un certo Julián Carax.
Il bambino rimane letteralmente rapito da quelle pagine, scritte da un autore avvolto dal mistero e sul quale nemmeno il più grande esperto libraio al mondo sembra sapere poco e nulla.
Il volume adottato da Daniel si scopre essere l’ultima copia dell’autore rimasta in circolazione e tutto riconduce ad una macabra figura, caratterizzata da un particolare odore di bruciato che lo circonda ovunque si trovi: Lain Coubert, il cui unico scopo è dare alle fiamme tutti gli scritti di Carax.

Inizia così quello che risulterà essere un romanzo thriller ricco di suspance, arricchito da personaggi bizzarri alternati da altri sui quali grava un oscuro segreto, come per la figura di Julián Carax sul quale gira tutta la vicenda.
Un coro di voci davvero unico, intrigante e ben costruito, ognuno dei quali partecipa con dei flashback che Daniel e l’inseparabile amico Fermín, un don giovanni dalla lingua sarcasticamente tagliente, cercheranno di comporre come un puzzle per venire a capo del mistero che aleggia su Carax e i suoi romanzi.

Esistono carceri peggiori delle parole. leggere è un’arte in via di estinzione. I libri sono specchi in cui troviamo solo ciò che abbiamo dentro di noi è che la lettura coinvolge mente e cuore, due merci sempre più rare.

A mio parere, i flashback sono la carta vincente che Zafón decide di porre sul tavolo da gioco. Come già accennato, ognuno dei personaggi legati alla vita privata di Carax contribuisce a ricostruire le vicende che hanno portato alla scomparsa dell’autore, e dei suoi volumi raccontando a Daniel la propria versione dei fatti.
I flashback sono dei veri e propri mini racconti all’interno della storia, lunghi e ricchi di dettagli davvero ben costruiti che fanno nascere nel lettore la curiosità e la voglia di far luce su tutta la faccenda. Sicuramente quello che mi è rimasto più impresso, è legato alle memorie che Nuria Monfort lascia a Daniel rivelando così dei colpi di scena davvero incredibili, il tutto attraverso la scrittura magristrale di Zafón, scorrevole e diretta ma non per questo poco intrigante. Lo stile dell’autore, pur essendo semplice, rapisce e ti porta ad attraversare le strade di Barcellona al fianco di Daniel, ammirando insieme a lui stradine particolari, a bordo di mezzi di trasporto tipici del 1945.
Zafón è stato sicuramente al centro di un successo editoriale, ma non per questo bisogna sottovalutare la sua scrittura reputandola “per la massa”, a mio parere il suo successo è più che meritato.
L’ombra del vento è una storia caratterizzata da una serie di eventi che scoppiano come mine creando una reazione a catena, causati da personaggi che si trovano nel posto giusto al momento giusto per dar vita a questo enorme e grandioso mistero su carta.

Una volta conclusa la lettura è nato un pensiero che mi ha scaldato il cuore. Mi piace pensare che, proprio come quella reazione a catena nata dalla fantasia di Zafón, L’Ombra del vento sia arrivato tra le mie mani al momento giusto, grazie alla persona giusta, entrata nella mia vita a causa di forze maggiori necessarie. Coincidenze? No… non credo proprio.

                                                  voto: 5

                                                                                                                                        PluffaCaderone

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Titolo: L’Ombra del vento
Autore:Carlos Ruiz Zafón
Editore: Oscar Mondadori
Numero di pagine: 419
Prezzo: 12,50 euro
Trama: Una mattina del 1945 il proprietario di un modesto negozio di libri usati conduce il figlio undicenne, Daniel, nel cuore della città vecchia di Barcellona al Cimitero dei Libri Dimenticati, un luogo in cui migliaia di libri di cui il tempo ha cancellato il ricordo, vengono sottratti all’oblio. Qui Daniel entra in possesso del libro “maledetto” che cambierà il corso della sua vita, introducendolo in un labirinto di intrighi legati alla figura del suo autore e da tempo sepolti nell’anima oscura della città. Un romanzo in cui i bagliori di un passato inquietante si riverberano sul presente del giovane protagonista, in una Barcellona dalla duplice identità: quella ricca ed elegante degli ultimi splendori del Modernismo e quella cupa del dopoguerra.

L’autore

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Carlos Ruiz Zafón (Barcellona, 1964) ha raggiunto il successo nel 2002 con L’ombra del vento, l’inizio della saga del Cimitero dei Libri Dimenticati. Le sue opere sono tradotte in più di 40 lingue.

Informazioni su lastanzadipluffacalderoneblog

Mi chiamo Denise ma già da qualche tempo gli amici hanno iniziato a chiamarmi Pluffa. Inguaribile sognatrice e lettrice compulsiva, ho aperto un blog letterario per condividere la mia più grande passione e per migliorare in ciò che spero, un giorno, diventi il mio futuro.
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9 risposte a RECENSIONE || L’ombra del vento di Carlos Ruiz Zafón

  1. Giulia ha detto:

    Bellissime parole ❤️ Si vede davvero molto che questo libro ti ha davvero regalato qualcosa 😘

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  2. Un libro molto bello, che ricordo con piacere.

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  3. Baylee ha detto:

    Ehi, bentornata sulla blogosfera, è un piacere rileggerti!
    (Io sono ancora quella che legge i post altrui dopo una settimana…)
    A me invece “L’ombra del vento” non è piaciuto granché, l’ho trovato piuttosto noioso… ma mi rendo conto di essere una mosca bianca, perché è un romanzo molto amato!

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  4. luisa zambrotta ha detto:

    Libro stupendo
    📚❤📚

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