RECENSIONE || Una stanza piena di gente di Daniel Keyes

billy

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«Come funziona? Vi parlate a voce alta o nella vostra testa? Sono parole o pensieri?»
Arthur si strinse le mani. 
«Succede in tutti e due i modi. A volte è una cosa interna, e in tutta probabilità nessun altro se ne accorge. Altre volte, di solito quando siamo soli, è decisamente ad alta voce. Credo che se qualcuno ci stesse guardando penserebbe che siamo assolutamente matti.»

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La psiche umana è una delle cose più complesse al mondo. La nostra mente è un labirintico sistema nervoso fatto di neuroni e cellule, talmente contorto e oscuro da esser stato oggetto di studio dei più famosi pensatori e filosofi della storia.
Capita a tutti di ritrovarsi, magari anche inconsciamente, a parlare da soli. Forse perché presi dalla moltitudine di impegni che occupano la nostra giornata, improvvisamente iniziamo a stilare un elenco delle priorità ad alta voce magari ponendoci anche degli orari da rispettare. O quando in balia della fretta dei preparativi per uscire, non troviamo il cellulare e parlando da soli lo si cerca per tutta casa, o ancora quando recitiamo a noi stessi l’elenco della spesa proprio come se fosse una vecchia poesia imparata tra i banchi di scuola.
Esempi che detti così alla rinfusa possono sembrare del tutto normali, una routine quotidiana che riempie le nostre giornate.
Ma non si riduce solamente a questo. Lo stesso Pirandello ci espone il concetto di maschera: tutti noi recitiamo un ruolo in base alle situazioni che la vita ci sottopone ogni giorni e ogni ruolo che si rispetti esige una maschera adeguata da indossare in modo tale da essere così perfettamente presentabili agli occhi della società in cui viviamo.
A fronte di ciò, viene spontaneo chiedersi: parlare da soli è sempre sinonimo di normalità? O ancora, recitare un determinato ruolo mascherandosi in modo tale da superare determinate situazioni, o semplicemente per essere accettati, è normale?

Qualche settimana fa, mi trovavo al libraccio in zona Romolo, forse il più grande di Milano. La particolarità di questo libraccio è sicuramente la miriade di libri impilati l’uno sopra l’altro creando un percorso a colonnati sul pavimento dei lunghi corridoi, dando così un aspetto ancora più magico di quanto non lo sia già.
Vagavo tra quegli IMG_0135scaffali colmi di libri usati e non, senza cercare un titolo in particolare quando il mio sguardo si sofferma sulla copertina di un libro, la cui unica particolarità sta nella rappresentazione di un pavimento a scacchi bianco e nero. Non è il titolo a colpirmi nell’immediato, ma la dicitura al suo fianco “Un uomo, 24 personalità: la storia vera che ha sconvolto l’America.”, mi sono bastate poche righe di trama per farmi correre alla cassa e portare a casa con me Una stanza piena di gente di Daniel Keyes.
Una storia vera che a partire dagli anni ’70 ha portato alla luce un problema delicato e all’epoca ancora ignoto come quello della Personalità multipla, creando un caso giudiziario che ha letteralmente diviso l’opinione pubblica d’America in due fazioni: i credenti e gli scettici.
Il 27 ottobre del 1977 Billy Milligan viene arrestato dalla polizia dell’Ohio con l’accusa di aver rapito, violentato e derubato tre studentesse universitarie. Non ci sono dubbi sulle prove schiaccianti che lo inchiodano e i suoi reati precedenti non giocano a suo favore, ma durante la perizia psichiatrica richiesta dalla difesa qualcosa non torna. A volte, sia negli atteggiamenti che nel modo di parlare, sembra di avere di fronte persone differenti come un adolescente schivo, altre volte l’accento diventa londinese e i modo di fare è altezzoso e saccente e altre ancora sembra impaurito come un bambino di 8 anni o addirittura meno.
La perizia non ha dubbi su Billy, il ragazzo è affetto da un gravissimo disturbo dissociativo dell’identità: nella sua mente vivono 10 personalità distinte da un nome diverso, età e nazionalità differenti che durante la vita quotidiana di Milligan interagiscono tra loro e addirittura prendono il sopravvento portandolo a commettere azioni al di fuori del suo controllo.

«Penso sia importante che conosciate Regan», sbottò Arthur. «Avete aperto il vaso di Pandora, e a questo punto penso che dovreste alzare del tutto il coperchio. […]»
[…] Arthur spostò la sedia in fondo alla minuscola sala colloqui, si sedette di nuovo, e i suoi occhi diventarono distanti, come se stesse guardando dentro di sé. Le labbra si muovevano, la mano si sollevò di scatto per toccarsi la guancia. La mascella si contrasse. Poi cambiò posizione, la schiena dritta di Arthur si rilassò e il suo corpo assunse la postura accovacciata e aggressiva di un combattente guardingo. 
«Non giusto. Non bene svelare segreto.»

Ecco che Billy diventa la prima persona nella storia giudiziaria americana a ricevere una sentenza di non colpevolezza per infermità mentale, scatenando un caso mediatico.
Se dalla perizia, però, sono emerse solamente 10 personalità distinte perché sulla copertina ne vengono conteggiate 24? E’ proprio in questo sconcertante numero che sta l’incredibile verità, in quanto durante il ricovero di Billy in un istituto specializzato pian piano emergeranno coloro che vengono definiti gli indesiderabili, altre 14 personalità ritenute troppo pericolose e per questo prontamente nascoste dalle altre personalità nei meandri della mente di Billy, il quale viene tenuto “addormentato” in modo tale che le persone possano vivere al suo posto.
Le prime pagine del libro sono caratterizzate dall’elenco di tutte e 24 le personalità, il quale non si riduce solamente ad una mera lista in ordine alfabetico, ma Keyes specifica dettagliatamente le caratteristiche di ciascuno: nomi, età, etnie, caratteristiche fisiche e comportamentali e persino le diverse abilità che caratterizza ciascuno di loro.
C’è Arthur, il londinese con la puzza sotto il naso e la passione per lo studio della medicina il quale si proclama “capo gruppo” ponendo regole e assegnando compiti a ciascuno, sarà proprio lui a decretare chi classificare come indesiderabile e negandogli così l’opportunità di “prendere possesso” del corpo di Billy. C’è Regan, lo iugoslavo nominato come guardiano dell’odio e pronto a venir fuori in caso di necessità di difesa personale e dell’intero gruppo. C’è Allen che uscirà per raggirare le persone o Tommy nominato l’artista della fuga. Ogni personalità è unica e complessa nei minimi dettagli, ma sicuramente quella che salta all’occhio del lettore è senza dubbio quella de Il Maestro, ossia la somma di tutte e 23 le personalità: Billy tutto in un pezzo.
Sarà proprio grazie all’aiuto del Maestro che Daniel Keyes riuscirà a realizzare il libro che tutti noi oggi possiamo leggere e rileggere, un lavoro che iniziò quando Keyes incontrò Milligan ventitreenne.

Il dottor Caul lo fissò con lo sguardo perso per un istante. « Mi dispiace. Spero che non le crei problemi rispondere a qualche domanda. »
« Assolutamente no. E’ il motivo per cui sono qui, per aiutarla in ogni modo possibile.»
« Mi piacerebbe rivedere con lei i fatti essenziali riguardanti le diverse personalità…»
«PERSONE, dottor Caul. Non “personalità”. Come Allen ha spiegato al dottor Harding, quando ci chiamate “personalità”, abbiamo l’impressione che non accettiate il fatto che siamo reali. Questo renderebbe difficile la terapia.»

All’epoca non fu facile cercare di ricostruire in ordine cronologico i fatti, in quanto le diverse personalità avevano buchi di memoria causati in base a quale di loro prendeva il possesso del “posto” (ossia quando uscivano sostituendosi al Billy reale). Ognuno aveva i propri ricordi personali senza condividerli con le altre personalità, fattore che inizialmente rese complicato il lavoro di Keyes.
Per sua fortuna il Maestro (Billy tutto in un pezzo) prese vita ed emerse per fare chiarezza su quei buchi di memoria che corrispondevano a dettagli della propria vita risalenti addirittura all’infanzia di Milligan, dando così l’opportunità a Keyes di ricostruire minuziosamente la sua intera vita.
Ebbene sì, perché il libro è diviso in tre parti: la storia si apre con i reati di sequestro e stupro che portarono all’arresto di Billy e quindi alla scoperta dell’infermità mentale.
Nella seconda parte abbiamo il Maestro come voce narrante, il quale inizia il suoIMG_0137 racconto dagli episodi traumatici che portarono Billy a sviluppare le diverse personalità pronte ad uscire sul posto in base alle diverse situazioni. Una seconda parte scioccante, in cui emergono traumi che nessun bambino al mondo dovrebbe mai provare come la morte di un padre o la violenza sessuale con atti di sodomia da parte di un genitore adottivo, il grave bullismo a scuola e la violenza psicologica. Il libro si conclude con il terzo capitolo, dove torniamo al momento del ricovero di Billy dopo la sentenza e assistiamo a come gli psicologi cerchino di farlo fondere definitivamente con tutte le sue personalità in modo tale da guarirlo cercando così di dargli una vita degna.
Un lavoro di ricostruzione pazzesco per Daniel Keyes, il quale oltre alle varie interviste con Billy/Maestro nel corso degli anni, parlò anche con sessantadue persone che in un modo o nell’altro entrarono in contatto con Milligan. Non solo, si servì di registrazioni effettuate durante le sedute di terapia e consultò le oltre centinaia di lettere che Billy scambiò con la sua ex fidanzata durante i due anni di carcere avvenuti prima dei fatti con cui si apre il romanzo. Insomma un lavoro magistrale e dettagliato, che per quanto mi riguarda pone Daniel Keyes al di sopra delle capacità di molti altri autori letti sino ad ora nella mia vita.

Una lettura affascinante e allo stesso tempo destabilizzante se si pensa che gli avvenimenti raccontati in quattrocento e passa pagine sono tutti reali ed è proprio questo uno dei fattori con i quali mi sono ritrovata spesso a scontrarmi durante la lettura. Nonostante il fascino dovuto ad un argomento così complesso come la personalità multipla, mi sono ritrovata spesso in difficoltà in quanto la storia raccontata da Keyes ti mette di fronte a diverse prospettive che spesso non vengono tenute in considerazione. La mia difficoltà è stata nel non saper prendere una posizione rispetto ai reati commessi da Billy Milligan, il ché attenzione non significa che una persona malata di mente debba essere risparmiata dal pagare per eventuali crimini con una giusta condanna; semplicemente ho trovato difficile provare rabbia o risentimento nei confronti di un uomo incapace di essere pienamente responsabile delle proprie azioni non per sua scelta ma per una malattia mentale.
Durante la narrazione, sono molte le persone che spinte anche dall’incitamento dei media negano il reale problema mentale di Billy, additandolo come attore da premio oscar e arrivando anche a tentare alla sua vita. La gente che assiste ai notiziari non comprende che determinati traumi possono, purtroppo, segnare gravemente la psiche umana e a fronte di ciò bisogna fare il possibile per curare queste persone e reintegrarle nella comunità dando loro modo di redimersi.

« Si preoccupano più dello stupratore che delle sue vittime. »
Quando si cerca di aiutare delle persone mentalmente disturbate, insisteva Rosalie Drake alle colleghe infermiere, bisogna mettere da parte i sentimenti di vendetta e preoccuparsi dell’individuo.

 

Ho comprato Una stanza piena di gente d’impulso e sono proprio questi gesti che rendono la vita di noi lettori inaspettata e colma di sorprese. Non conoscevo Daniel Keyes, ma nonostante ciò non mi ha delusa e sono lieta che ci siano al mondo persone come lui che fanno tutto ciò che è in loro potere per donare al mondo storie da cui imparare e di cui far tesoro.

PluffaCalderone

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«Immaginate», disse Arthur, « che tutti noi, tante persone, molte delle quali non le avete mai incontrate… ci troviamo in una stanza buia. In mezzo a questa stanza, sul pavimento, c’è una chiazza di luce. Chiunque faccia un passo dentro la luce esce sul posto, ed è fuori nel mondo reale, e possiede la coscienza. Questa è la persona che gli altri – quelli fuori – vedono e sentono e a cui reagiscono. Gli altri possono continuare a fare le solite cose, studiare, dormire, parlare o giocare. Ma chi è fuori, chiunque sia, deve fare molta attenzione a non rivelare l’esistenza degli altri. E’ un segreto di famiglia.»
[…] 
«Ma dov’è Billy?» chiese Christene. Lui scosse gravemente la testa, si portò un dito alle labbra e sussurrò: «Non dobbiamo svegliarlo. Billy sta dormendo».

Informazioni su lastanzadipluffacalderoneblog

Mi chiamo Denise ma già da qualche tempo gli amici hanno iniziato a chiamarmi Pluffa. Inguaribile sognatrice e lettrice compulsiva, ho aperto un blog letterario per condividere la mia più grande passione e per migliorare in ciò che spero, un giorno, diventi il mio futuro.
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