Moviecult – Hook

film-peter-pan-1991

sk

In questa rubrica, dedicata ai film cult che hanno contribuito a rendermi la persona che sono oggi, inizio sempre raccontandovi qualche aneddoto della mia infanzia che in qualche modo si lega ad una di queste pellicole, andando a creare così uno dei miei tanti ricordi di bambina che custodisco gelosamente e con tanto affetto.
Gelosamente sì, perché quando penso a Inigo Montoya e Fezzik de La storia fantastica, al Re dei Goblin di Labyrinth, a Doc e Marty di Ritorno al futuro o a quel gruppo di perdenti dei Goonies, penso a tutti loro come ai miei più vecchi e grandi amici che tanto mi hanno fatto emozionare negli anni con le loro avventure.
Dei tanti film che ho visto nella mia vita, molti sono gli attori che ancora oggi seguo assiduamente; ma tra tutti ce né uno al quale ripenso con grande affetto e ammetto con tanta malinconia e occhi lucidi: Robin Williams.
A casa mia, in quel corridoio lungo e stretto dove io e mio fratello avevamo dedicato uno spazio interamente riservato alle videocassette, non sono mancate quelle con protagonista l’attore più multiforme di sempre e a due dei suoi film sono particolarmente affezionata: Jumanji (ma di questo avremo modo di parlare più avanti) e Hook – Capitano Uncino.
Delle tante di cui sono avvenute negli ultimi anni, la morte di Robin Williams fu quella che mi sconvolse e segnò maggiormente e non nego che tutte le volte che lo rivedo sul grande schermo un groppo difficile da mandar giù mi si forma in gola.
Su Instagram ho voluto indire una votazione tra, appunto, Jumanji ed Hook ma poco importa che abbia vinto il ragazzo volante perché nel mio cuore risuonano sempre i tamburi di quel gioco con le filastrocche e con gli animali selvaggi che scorrazzano liberamente. E nello stesso e identico modo dentro di me riecheggiano quelle grida di bimbi sperduti che in coro esultano BANGARANG!
Nel famoso remake del 2003, la voce adulta di Wendy nella scena finale dice “Tutti i bambini diventano adulti… tranne uno!” e se invece ci fosse un finale diverso? Un finale in cui Peter Pan diventa un vecchio adulto uomo d’affari, dimenticandosi delle avventure con la sua Wendy, Trilly e i bimbi sperduti sull’Isola che non c’è? Ecco la strepitosa idea di uno dei film più iconici di Steven Spielberg.
Robin Williams, nei panni dell’ormai cresciuto Peter Pan, è un’uomo che vive per i suoi affari e con il telefonino sempre a portata di mano tendolo perennemente occupato con un lavoro che lo porta a trascurare la famiglia.
C_2_fotogallery_3004187_6_imageNonostante i figli Jack e Maggie vogliano ottenere a tutti i costi l’attenzione e l’amore del padre, Peter assiste alla loro crescita tramite le videocassette delle loro recite o delle partite di Baseball aumentando così in particolar modo il risentimento del piccolo Jack. Nonostante le incomprensioni con il figlio, tutti insieme partono per Londra in occasione dell’inaugurazione dell’ospedale per gli orfani dedicato alla 92enne nonna Wendy. Un’interpretazione degna della sua fama quella di una Maggie Smith all’epoca appena 56enne, calata però nei panni della nonnina piena di acciacchi e costretta a muoversi con l’aiuto di un bastone, nota di merito anche all’abilità dei truccatori che la resero esteticamente perfetta per il ruolo.
Non dimenticherò mai la scena in cui tutta la famiglia entra in casa di nonna Wendy, ripercorrendo quelle mura in cui sia Peter che la moglie Moira trascorsero la loro adolescenza fino ad innamorarsi. E’ proprio in questa occasione che facciamo la conoscenza di Tootles, uno dei primi orfanelli ospitati da Wendy, intento a cercare le sue “rotelle”, dettaglio su cui torneremo a breve.
Il viaggio sembra procedere per il meglio, ma il mondo di Peter fatto di scartoffie e chiamate interminabili anche durante quella stessa vacanza a Londra, però, viene sconvolto quando durante l’inaugurazione i figli spariscono misteriosamente e al loro posto viene lasciato un messaggio intimidatorio scritto su pergamena, firmato Giacomo Uncino. E’ in questo momento che nonna Wendy, decide di rivelare a Peter le sue vere origini cercando di fargli ricordare chi è davvero: Peter Pan.
Peter, ovviamente, non crede alle parole della nonna 92enne e spera nell’aiuto della polizia; quando improvvisamente in casa piomba più veloce di un fulmine Trilly, entusiasta nel ricongiungersi al suo vecchio amico.
Ho sempre trovato Julia Roberts splendida nei panni di Campanellino, con quel taglioMV5BMTk5NTA5Mjk5NV5BMl5BanBnXkFtZTgwMzg2NjI5MDE@._V1_SY1000_CR0,0,1504,1000_AL_ corto da ribelle e le gambe lunghissime sotto quel vestitino sgualcito, ma evidentemente non fu tanto adorabile anche per i suoi compagni di scena che la soprannominarono TinkerHELL, creando un gioco di parole da Tinkerbell. A quanto pare la dolce fatina talmente piccola da aver spazio per un solo sentimento alla volta, era intrattabile sul set durante le riprese avanzando spesso numerose richieste bizzarre, come quella di avere un assistente personale con l’unico ed importante compito di pulirle i piedi date le sue numerose scene scalza.
Ma tornando a noi, Peter non la ricorda e soprattutto non le crede, pensando di avere una terribile e strana allucinazione; cosa che comunque non demoralizza Campanellino che lo trascinerà a forza sull’Isola che non c’è.
Ed ecco che prende vita la straordinaria avventura intitolata Hook, la quale nonostante siano passati 28 anni dalla sua uscita, rimane una delle migliori pellicole targate anni ’90 che emozionò milioni di persone. E pensare che Spielberg non aveva grandissime aspettative su questo suo lavoro, tanto che numerosi anni dopo dichiarò “Non sapevo quello che stavo facendo, e ho cercato di nascondere le mie insicurezze in una produzione di qualità, anche a livello di ambienti. Più insicuro mi sentivo, più grandiosi e colorati i set diventavano.”  E fortuna che si sentì insicuro perché dal momento in cui Peter si risveglia sull’Isola che non c’è, assistiamo ad uno dei set più elaborati e colorati di quegli anni.
Possiamo camminare nel covo dei pirati, dove predominano il rosso, marrone e nero.

hook-capitan-uncino (1)

Tutto è pomposo, dai pirati che grugniscono e sputacchiano, alle dame di compagnia dal trucco pesante e rinchiuse in ambiti settecenteschi sfarzosi dalle gonne esageratamente larghe. Ma una ciurma che si rispetti, deve avere anche un Capitano alla sua altezza e nessuno è meglio di Capitan Uncino.
Non appena viene avvistato l’uncino, portato su un cuscino di velluto rosso dal prode Spugna, ogni pirata inizia ad acclamare il proprio capitano e la sua entrata in scena è degna del suo interprete. Dustin Hoffman è esilarante e magnetico, amato e allo stesso tempo temuto dalla sua ciurma. Con Hoffman la scelta è vincente, nonostante non fu comunque il primo della lista, in quanto la parte venne inizialmente proposta ad un poliedrico David Bowie che purtroppo (o per fortuna, dipende dai punti di vista) rifiutò.
Peter esce allo scoperto per salvare i suoi figli tenuti prigionieri da Uncino, desideroso di vendetta nei confronti di quel Pan che gli tagliò la mano e la diede in pasto al coccodrillo. Ma qualcosa nel suo piano va storto, Uncino non tiene in considerazione il fattore tempo e rimane deluso nel ritrovarsi di fronte un Peter Pan vecchio, grasso e privo dei ricordi del passato. Nonostante ciò, raggiunge un accordo con Trilly alla quale vengono concessi solamente 3 giorni per rimettere in sesto Peter e per riportare a galla i suoi ricordi.
Come abbiamo detto, il set di Hook è uno dei più colorati e dettagliati di quegli anni tanto da non farci vedere solamente l’angolo di Isola che non c’è riservato ai pirati, ma ecco che veniamo trasportati nel covo dei bimbi sperduti: tutto è selvaggio, vige un caos di colori mischiati tra loro e ogni cosa è rudimentale, dai letti, agli attrezzi, le armi, persino i vestiti. Non dimenticherò mai quella sorta di monopattino con il quale entra in scena Rufio, uno dei miei personaggi preferiti insieme al paffuto Carambola.
Tutto è estremamente esagerato nel covo dei bimbi sperduti, i quali nonostantee1cc7212f90e77de89c3e8fe9b3ae9d2 inizialmente non credano che quel vecchio sia Peter Pan, alla fine lo riconoscono per chi è davvero e decidono di aiutarlo a riprendersi i figli.
Come dimenticare la scena della cena con i bimbi, dove inizialmente Peter non vede nessuna pietanza sul lungo tavolo, ma non appena riscopre il suo lato fanciullesco ed inizia a giocare con i bimbi sperduti, magicamente sul tavolo si materializzano le portate fatte di colori talmente sgargianti da risultare quasi fluo.
E se ci pensate è proprio questo il significato del film, crescere accettando tutte le sfide e le difficoltà che comporta, ma non dimenticando mai che siamo stati bambini e quella spensieratezza che contraddistingue il periodo dell’infanzia. Spielberg ci serve così  su un piatto d’argento questa morale tanto semplice con la scena della cena al covo dei bimbi sperduti e con la scena finale di Tootles che ritrova le sue “rotelle”, ossia le sue biglie con le quali giocava da bambino e che non altro rappresentano i suoi ricordi felici.
Perché ricordate che crescere non significa la fine delle nostre avventure… Vivere può essere una meravigliosa avventura.

sk

Informazioni su lastanzadipluffacalderoneblog

Mi chiamo Denise ma già da qualche tempo gli amici hanno iniziato a chiamarmi Pluffa. Inguaribile sognatrice e lettrice compulsiva, ho aperto un blog letterario per condividere la mia più grande passione e per migliorare in ciò che spero, un giorno, diventi il mio futuro.
Digressione | Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...