Viva la vida! di Pino Cacucci

hh3

floral-line

“La pioggia…
Sono nata nella pioggia.
Sono cresciuta sotto la pioggia.
Una pioggia fitta, sottile…una pioggia di lacrime. Una pioggia continua nell’anima e nel corpo.
Sono nata con lo scroscio della pioggia battente.
E la Morte, la Pelona, mi ha subito sorriso, danzando intorno al mio letto.
Ho vissuto da sepolta ancora in vita, prigioniera di un corpo che agognava la morte e si aggrappava alla vita.
Molte volte sono stata sigillata dentro bare di ferro e gesso, ma… io resistevo, ascoltavo il mio respiro e maledicevo il lerciume del mio corpo devastato.
Ho imparato nella pioggia a sopravvivere: alla barbarie di una vita spezzata, a me stessa dolorante e, infine, a Diego.
Diego è come la mia vita: un lento avvelenamento senza fine, tra gioie di sublime intensità e abissi di angosciosa disperazione.
Eppure…amo la vita quanto amo Diego.”

floral-line

20206244_10213659845111731_477892590_nSono queste le prime parole che danno vita al monologo proposto da Pino Cacucci.
Un monologo teatrale, di cui fortunatamente possiamo godere delle pagine da sfogliare. Pagine che non possono far altro che lasciare un segno profondo nel lettore.
Ho comprato l’opera di Cacucci a scatola chiusa, spinta dalla promozione Feltrinelli la quale, per quanto mi riguarda, con questo titolo ha vinto a pieni voti.
Cacucci scompare completamente, ben nascosto dietro alle parole taglienti di una delle pittrici più importanti del ‘900, Frida Kahlo che esattamente come una fenice, rinasce dalle sue ceneri che per Frida stessa altro non sono che le disgrazie che colpiscono la sua vita. Rinasce per poter guardare dritto negli occhi la morte e gridarle a squarcia gola VIVA LA VIDA!
Ed è grazie a questo suo grido che possiamo comprendere ogni sfaccettatura di questa incredibile donna ed artista. Un monologo diretto e inaspettato come un acquazzone in piena estate, grazie al quale scopriamo una Frida innamorata di Diego Rivera, accettandolo nonostante la sua fama internazionale e la sua collezione di tradimenti. Scopriamo una Frida devastata dall’incidente e desiderosa di vedere la parola fine ai suoi giorni di sofferenza e agonia, una Frida convivente con la sua disabilità e la sua inevitabile sterilità, ma anche una Frida innamorata della vita nonostante tutto, ribelle sempre e comunque anche difronte alla Pelona.
L’animo è indubbiamente quello di una persona ribelle, che distorce la realtà affermando orgogliosamente di essere nata nel 1910 sentendosi figlia della rivoluzione messicana di quell’anno.
Cacucci ci mostra la forza incredibile dell’artista, una forza simile allo scroscio della pioggia battente citata nei primi versi, che sembra inarrestabile anche difronte alle scorrere inevitabile della vita, a volte crudele.
Frida, infatti, nasce affetta da spina bifida, che i genitori scambiano erroneamente per poliomielite ma l’evento più tragico bussa alla sua porta all’età di 18 anni.
All’uscita da scuola, Frida sale su un autobus per far ritorno a casa, rimanendo però vittima di un incidente causato dal veicolo su cui viaggiava ed un tram.

Ho lanciato quell’urlo che non poteva uscire dalla gola di una moribonda,un urlo di rabbia,un urlo di amore per la vita che non volevo abbandonare a diciott’anni, ho urlato il mio “Viva la vida!” e la Pelona (la morte), assordata, è rimasta stupefatta almeno quanto i vivi che mi si accalcavano attorno.

Le conseguenze dell’incidente furono gravissime per la pittrice: la colonna vertebrale le si spezzò in tre punti nella regione lombare e, inoltre, un corrimano dell’autobus la trafisse entrandole nel fianco. Un’incidente che le costò ben 32 operazioni chirurgiche, successivamente alle quali fu costretta ad anni di riposo nel letto di casa, col busto ingessato.
Anni di riposo forzato, in cui si ritrovò inevitabilmente sola in perenne confronto con se stessa, con le sue malformazioni. In trappola in una prigione fatta di gesso e dolori lancinanti, ai quali non riusciva a trovare rimedio migliore che la morte.
Ma se il suo corpo agognava la morte, la sua anima era incredibilmente desiderosa di vivere, desiderio a cui riuscì ad aggrapparsi con tutte le sue forse anche grazie alla pittura. Un monologo straziante, ma che non poteva e non doveva essere altrimenti proponendo una vita tormentata come quella di Frida Kahlo.

“Nessuna vita è facile, lo so. Ma ce ne sono alcune che sembrano una presa in giro. A volte, spero davvero che ci siano degli dèi, qualche divinità capricciosa, a prendersi gioco di noi, perché se tutto questo fosse soltanto casualità, allora… sarebbe intollerabile!”

Una situazione decisamente tragica, ma che in qualche modo contribuì ad avvicinarla alla cultura comunista, ma soprattutto alla pittura e a lui. Diego Rivera, illustre pittore dell’epoca.
La magia delle nozze non fu abbastanza forte difronte ai continui tradimenti di Rivera ai quali Frida rispondeva con numerosi rapporti extraconiugali, comprese varie esperienze omosessuali.ded Rapporti che, comunque, non colmavano il vuoto provocato dalla sterilità di Frida causata dell’incidente in autobus. Il desiderio lacerante di maternità, di una piccola vita da accudire e alla quale trasmettere quell’amore unico che solamente una madre riesce a dare. Salendo su quell’autobus, Frida contribuisce inconsapevolmente a negarsi questo privilegio, dovendo così convivere per il resto dei suoi giorni con un vuoto che nemmeno l’amore di Diego può colmare.
Diego riesce solamente ad aggravare le sofferenze della pittrice con i suoi continui tradimenti, in particolar modo quello con la sorella di Frida, Cristina; un duro colpo sul quale Frida non riesce a sorvolare come con i precedenti ripagando con la stessa moneta.
La sofferenza di questo tradimento è tangibile in ogni singola parola, tagliente e amara; in ogni singola pagina che vibra d’ira e dolore.

“Quante volte, amore mio, sono stata l’unica a difenderti con le unghie e con i denti. Certo che nemmeno se ci fossimo messi d’impegno saremmo riusciti a ottenere tanto: tu e io siamo sacrileghi per i perbenisti, sovversivi per i capitalisti e servi dei capitalisti per i comunisti… Siamo soli, Diego. Soli.”

Questo è stato il mio primo approccio con un monologo e poco sapevo della vita di Frida Kahlo, mia gravissima mancanza.
Da questa lettura sono uscita devastata, totalmente. Ma vi assicuro che si tratta di una devastazione purificatrice. Non sono queste, forse, le letture più belle? Quelle più importanti e significative?
Purtroppo la vita non è fatta solamente di gioie matrimoniali, successi e ambizioni.
La vita è fatta di grandi cose, ma a volte possono riassumersi in dolori indescrivibili, amori non corrisposti o solitudini incolmabili. Forse, a modo loro, queste “grandi eventi” ci fortificano e ci fanno diventare le donne e gli uomini che siamo oggi, ecco il messaggio che mi ha trasmesso Viva la Vida.
Cacucci mi ha mostrato aspetti di Frida che non conoscevo, crudeli proprio come la sua penna ma pur sempre necessari per comprendere appieno la grandezza di una pittrice come Frida Kahlo.

voto: 5

PluffaCalderone

floral-line

cover
Titolo: 
Viva la vida!
Autore: 
Pino Cacucci
Editore: Feltrinelli
Numero di pagine: 77
Prezzo: 7,00 euro
Trama: Un monologo fulminante che ripercorre i patimenti della reclusione forza di Frida Kahlo, i lucidi deliri artistici di pittrice affamata di colore, la relazione con Diego Rivera. In un Messico quanto mai reale e al tempo stesso immaginifico, Pino Cacucci mette in scena la sintesi infuocata di un’esistenza la parabola di una grande pittrice la cui opera continua ad ottenere altissimi riconoscimenti. In poche pagine c’è il Messico, c’è il risveglio dell’immaginazione, c’è la storia di una donna, c’è la rincorsa di una passione mai spenta per un uomo. L’ardente esistenza di Frida Kahlo  dal vertice estremo dei suoi giorni. Un breve libro che contiene una storia immensa.

L’autore

cacucci_600Cresciuto a Chiavari, si è trasferito a Bologna nel 1975 per frequentare il DAMS. All’inizio degli anni ottanta è vissuto per lunghi periodi sia a Parigi che a Barcellona. In seguito viaggia molto in America latina e soprattutto in Messico dove ha abitato per lunghi periodi.
Ha pubblicato finora numerosi libri di narrativa e saggistica. Pone in risalto personaggi storici non vincitori, sommersi e nascosti dalla Storia ufficiale. Come posto in evidenza dallo stesso Autore
nell´Opera “In ogni caso nessun rimorso”, la Storia viene scritta sempre dai vincitori ed i suoi protagonisti perdono, come conseguenza delle loro azioni tutto: battaglie, lavoro, amici, ideali, la loro stessa vita, tranne la dignità, ma con l’aggiuntiva sfortuna di vivere in un’epoca in cui la dignità stessa era l’ultima delle qualità necessarie per passare alla Storia.
Particolarmente intensa è anche la sua attività come traduttore.

floral-line

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...