Goonies never say die

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La cosa più bella dell’essere bambini è dare libero sfogo alla fantasia. Insieme agli amici più leali immaginare grandi avventure arricchite da pericoli e misteri da risolvere.
Un classico uscito dall’immaginario di ogni bambino è sicuramente il partire alla ricerca di un antico tesoro pirata, consultando una vecchia mappa colma di arcani indizi.
Ecco perché The Goonies era, e sicuramente lo è ancora oggi, il film preferito di ogni bambino; reso tale dai suoi protagonisti.
Non credo che debba spendere più di tanto nel raccontarne la trama perché grazie al cielo è stato trasmesso per anni, semplicemente qualche indicazione:
Un gruppo di bambini, i Goonies appunto, trova nella soffitta di uno di loro, Miky, una mappa del tesoro appartenuta al pirata Willy l’Orbo. Sulle prime preso come un gioco, il gruppo di amici si ritroverà sulla strada che conduce al tesoro, inseguiti però dalla temibile Banda Fratelli i quali, scoperta l’esistenza del tesoro, cercherà in tutti i modi di2014-04-goonies-cast-1000w mettere i bastoni tra le ruote al gruppo di ragazzini. Insomma, un mix di ingredienti perfetti che danno vita ad un film mozzafiato e vero, in quanto traspone su pellicola ciò che la fantasia dei bambini può creare.
L’aspetto che lo rende vincente è indubbiamente l’immedesimazione che lo spettatore ha con i bambini, sì perché i Goonies siamo noi. Esattamente come i bambini, siamo annoiati dalla quotidianità e per uscirne, diamo sfogo alla nostra creatività.
Tutto viene visto come un gioco, eliminando la semplicità dalla routine anche dagli aspetti più banali come l’apertura del cancello di casa di Miky, il quale si aziona solamente tramite un meccanismo complicatissimo o i sistemi di salvataggio di Data, i quali invece di essere scattanti e semplici, sono dei veri e propri rompicapo.
Gli adulti stessi non sono credibili nel loro ruolo in quanto, esattamente come bambini, sbagliano continuamente a pronunciare termini (i tanto amati traccobbetti).
Il film è chiaramente diviso in livelli: tutto parte dal salotto di Miky, il quale rappresenta la noia di ogni bambino, per poi passare alla soffitta colma di oggetti impolverati e di conseguenza misteriosi; il posto perfetto per una mappa del tesoro. Infine si scende nelle grotte, dove tutte è pericoloso.
Chunk and sloth TV STORE ONLINEI livelli non sono casuali, ma ben pensati per far svolgere ai bambini un percorso non solo avventuroso, ma anche di crescita. Nel bel mezzo della noia, viene scoperta la mappa che chiaramente rappresenta una speranza, la quale può essere raggiunta solamente superando gli ostacoli e le paure. Il personaggio che meglio incarna queste paure è indubbiamente Sloth, terzo fratello di Jake e Francis membri della Banda Fratelli, ingiustamente rinchiuso e tenuto in catene per via della sua deformità.
Ogni bambino ha paura di ciò che non può vedere e infatti Slot nelle prime scene viene sempre mostrato di spalle, mettendo bene in vista solamente le catene che  lo tengono imprigionato.
Le paure però, se affrontate con coraggio, si superano sino ad arrivare ad una crescita interiore, crescita che nel film è rappresentata principalmente da Chunk il quale affronta faccia a faccia Sloth fino a comprendere che dietro al suo aspetto spaventoso, in realtà si nasconde un Goonie buono e leale.
Tutto è ben studiato partendo proprio dal nome Goonies, il quale è un mash up tra GOON DOCKS, nome del quartiere in cui vivono i protagonisti e il termine Goony che nello slang americano significa sempliciotto; motivo per cui Miky nel film ripete sempre “siamo solo dei poveri Goonies”.
Ma i dettagli non sono limitati esclusivamente al nome del gruppo, alcuni 20-things-you-probably-didnt-know-about-the-goonies-12particolari sono stati inseriti per dare una maggiore caratterizzazione ai personaggi. Un esempio lampante è la cintura multifunzione di Data sulla quale è riportato il numero 007, un doppio riferimento sia all’agente segreto più famoso nel mondo del cinema e sia all’indole del ragazzo a voler imitare le prodezze di James Bond.
I dettagli sono stati accuratamente studiati tanto quanto gli omaggi presenti, come la scritta RUBE G. 83 riportata sul marchingegno utilizzato per aprire il cancello di casa di Miky, citato a inizio articolo., un omaggio a Rube Golberg, famoso fumettista che nelle sue storie era solito inserire macchine complicatissime volte a svolgere una semplice azione. La marea di omaggi non si ferma qui, come la scena in cui Chunk chiama la polizia per denunciare le minacce della Banda Fratelli, ma il poliziotto non crede ad una sola parola ricordando al ragazzo una sua chiamata dove affermava di essere stato assalito da dei mostriciattoli che si moltiplicavano se bagnati dall’acqua facendo riferimento ad un altro caposaldo quale I Gremlins, o l’R2D2 seminascosto sul vascello di Willy l’Orbo, o ancora il “volo” di Brand con la bici un chiaro riferimento di Spielberg ad E.T. (entrambi film svolti sotto la sua regia).

 

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Lo stesso personaggio di Brand è un vero e proprio omaggio, in quanto il nome completo è Brandon Walsh e immediatamente ci ritroviamo catapultati nel mondo di Beverly Hills 90210 prodotto da Darren Starr, stesso produttore dei nostri amati Goonies.
Analizzando i personaggi, è impossibile non considerare Willy l’Orbo uno dei protagonisti più importanti e il motivo è semplicissimo: Willy è il primo vero Goonie.
Proprio come i protagonisti è un emarginato, un sempliciotto ed ecco perché è il Goonie originale. Il vascello è uno dei dettagli che rende affascinante il suo personaggio, oltre che l’intero film. Battezzata Infierno, la nave utilizza per le riprese era un vero vascello lungo 32 metri, ispirato alla nave di Erroll Flynn nel film Lo sparviero del mare: ogni singolo fotogramma che compone le scene finali è stato girato realmente a bordo.
Una buffa curiosità è che la nave non venne mostrata agli attori fino all’effettiva realizzazione goonies-pirate-ship1dell’ultima scena e non appena il gruppo di ragazzini la vide l’eccitazione fu talmente esorbitante che alcuni di loro si fece sfuggire delle parolacce per lo stupore tanto che la scena dovette essere rigirata una seconda volta.
Non c’è da stupirsi su quanto Spielberg fu magistrale nelle citazioni, ma non mancò certo di alcune “gaffe”, come a fine film il riferimento di Data al combattimento nella grotta con la piovra, scena in realtà tagliata o la difficoltà di Andy a leggere le note musicali sulla mappa per suonare l’organo fatto di ossa, difficoltà dovuta a delle bruciature avvenute in una scena sempre tagliata in cui alla mappa venne dato fuoco dal bulletto Troy.
E nemmeno il soundtrack è da sottovalutare, un’avventura che tutti i bambini sognano accompagnata dalle note musicali e dalla voce di Cindy Loper.
Un lungo sproloquio su uno dei film che hanno contribuito a rendermi la persona che sono oggi, fondamentale nella mia crescita e che, nel caso decisamente impossibile che non l’abbiate visto, non ve lo consiglio perché DOVETE vederlo, punto.
E mi raccomando, ricordate che i Goonies non dicono mai la parola morte!

 

PluffaCalderone

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Informazioni su lastanzadipluffacalderoneblog

Mi chiamo Denise ma già da qualche tempo gli amici hanno iniziato a chiamarmi Pluffa. Inguaribile sognatrice e lettrice compulsiva, ho aperto un blog letterario per condividere la mia più grande passione e per migliorare in ciò che spero, un giorno, diventi il mio futuro.
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3 risposte a Goonies never say die

  1. usquequaque ha detto:

    un bellissimo articolo su uno dei film che ha accompagnato milioni di bambini e che continua ad essere uno dei film più belli di sempre per me. ne hai parlato benissimo e mi hai fatto salire tanta tanta nostalgia, e un po’ la voglia di rivederlo!

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  2. Pingback: Blogger Recognition Award – La siepe di more

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