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Recensione || Le Ragazze di Emma Cline

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Alzai gli occhi per via delle risate, e continuai a guardare per via delle ragazze.
Notai prima di tutto i capelli, lunghi e spettinati. Poi i gioielli che brillavano al sole. Erano in tre, così lontane che vedevo solo la periferia dei loro lineamenti, ma non importava: capii subito che erano diverse da tutte le altre persone nel parco. […]
Le studiai fissandole in maniera spudorata, evidente: sembrava impossibile che potessero alzare gli occhi e notarmi.floral-line

Ultimamente sul web c’è stato un romanzo molto discusso per via della storia e temi trattati, ma soprattutto per l’autrice la quale si è distinta per via della sua giovane età.
Emma Cline, infatti, a soli 27 anni ha esordito con il romanzo rivelazione degli ultimi mesi “Le ragazze”.
Non sono una grande amante delle storie che girano intorno a droghe, sesso e violenza. In questo senso, non ho mai apprezzato ad esempio grandi capolavori cinematografici che ho sempre evitato come la peste, quali Blow o Trainspotting; ma con la Cline è stato diverso. Una di quelle letture a cui ripensi nel tuo letto sotto le coperte, prima che il sonno prenda il sopravvento. Un continuo rimando alle scene, ai dialoghi e all’ambiente di una California che non rispecchia quella a cui siamo abituati soleggiata e ricca di surfisti intenti a cavalcare le onde, ma una California degli anni ’70 cupa e malandata proprio come i fatti realmente accaduti a cui la Cline si è ispirata.
Gli eventi, anche se romanzati, da cui l’autrice ha preso spunto per la realizzazione del romanzo sono quelli che hanno reso la Family capeggiata da Charles Manson famosa per diversi omicidi tra cui l’assassinio presso la villa di Roman Polansky, regista noto per film come Il pianista. Tra i vari omicidi, questo fu quello che suscitò più scalpore in quanto venne presa di mira la moglie del regista, incinta di otto mesi e alcuni amici casualmente presenti alla villa quel giorno; omicidi portati a termine dalle ragazze della Family le quali erano tutte soggiogate dal carisma di Manson, che le plagiò per i propri interessi malavitosi.

18049945_120332000290185827_668441502_o.jpgDetto ciò, non fatevi ingannare dai temi forti in quanto fanno solamente da cornice alla storia di Evie, protagonista del romanzo.
Forse il tema principale è l’adolescenza e quel senso di ricerca e appartenenza ad un gruppo che tutti, magari non in egual misura, abbiamo provato.
Infatti Evie, ormai quattordicenne, si ritrova ad accogliere una nuova estate in completa solitudine, con due genitori divorziati ed egoisti, una “migliore amica” che le chiude le porte in faccia dopo un litigio senza nemmeno fare lo sforzo di comprenderne le motivazioni e la consapevolezza che la fine delle vacanze decreterà la sua “detenzione” presso un collegio femminile. Ed è proprio in preda alla solitudine che Evie verrà travolta dal ciclone delle Ragazze, non particolarmente belle ma caratterizzate da un’aura selvatica ed invitante tanto da catturare l’attenzione della ragazza e portarla a rompere quella sua noiosa routine passata a fumare erba scadente e ad indossare abiti troppo succinti per la sua età.
Sarà soprattutto per via di Suzanne che si farà convincere a seguirle al loro ranch, un luogo logoro e decadente che agli occhi di Evie appare invece un’oasi di libertà e protezione.

Avevo un’età in cui esaminavo e classificavo all’istante le altre ragazze, tenendo perennemente il conto di tutti i miei difetti, e mi accorsi subito che quella coi capelli neri era la più carina. […] Aveva attorno a sé un’aura di distacco dal mondo terreno, e portava un vestitino largo e sporco che le copriva a malapena il sedere.

Tutto è pronto per una festa e tutti sono in trepidante attesa di Russell, il “capo-salvatore” del ranch dotato di un carisma magnetico, sostenitore di sesso libero e droghe. Dopo quella prima sera, Evie diventerà un’abitudinaria tra le mura cadenti del ranch tanto da stringere un legame sempre più trasgressivo con Suzanne, sentendo il perenne bisogno della sua approvazione o semplicemente sfiorarle amorevolmente i lunghi capelli neri intente in spettinate acconciature.
La scrittura della Cline è altamente evocativa, colma di affascinanti metafore che contribuiscono ad arricchire l’immaginazione del lettore, ma anche molto cruda non risparmiando la storia da scene estremamente dettagliate arricchite da un linguaggio diretto e che non si fa scrupoli per gli animi più sensibili.
L’autrice è minuziosa nel proporre scene di sesso minorile o di uso di droghe con la stessa semplicità di una boccata a pieni polmoni. Apre le porte della mente di una ragazzina, un’adolescente talmente desiderosa di attenzioni e di un senso di appartenenza, da non vedere ciò che realmente la circonda.
Evie è una protagonista ambigua e complessa, in quanto infaffidabile. Il ranch le si mostra sin dal primo istante per quello che è realmente, un luogo decadente e maleodorante in preda ad una sporcizia infetta, una cucina piena di cibo proveniente dalla spazzatura, adolescenti che non badano all’igiene e bambini nati da sesso libero lasciati a scorrazzare nel lerciume.
Eppure ai suoi occhi appare come uno stile di vita meravigliososelvaggio ed avventuroso; la Cline, però, ci mostra anche un’Evie più matura.

A quell’età, il desiderio era spesso un atto di volontà. Uno sforzo tremendo per smussare gli spigoli più ruvidi e deludenti dei ragazzi donandogli la forma di persone che potevamo amare. Parlavamo del nostro bisogno disperato di loro con parole trite e familiari, come se stessimo leggendo le battute di un copione teatrale. A distanza di anni avrei capito questo: quant’era impersonale e disorientato il nostro amore, che mandava segnali a tutto l’universo sperando di trovare qualcuno che desse accoglienza e forma ai nostri desideri.

La scelta di dividere il romanzo tra il presente della protagonista ed i flashback datati
nel 1970 è funzionale per comprendere la maturazione e la presa di coscienza di Evie, la quale a posteriori si rende conto delle condizioni 1di vita del ranch eccessivamente estreme e della pazzia di Russell nascosta sotto quella sua promessa di salvezza eterna. E’ una donna ancora sola, ma ormai svegliatasi da quella sua ricerca disillusa di accettazione e intenta a proseguire la sua vita da persona estranea agli omicidi commessi dalle ragazze, dalla sua Suzanne, la quale Evie, mossa da un amore recidivo, tende ancora a giustificare o ad attribuirle motivazioni assurde nonostante la confessione del gruppo degli omicidi.
Trovo, inoltre, affascinante come in un romanzo tutti i personaggi presenti tra le pagine siano estremamente negativi. Evie pericolosamente ingenua e accecata dall’amore per Suzanne tanto da non vedere la realtà, le ragazze soggiogate dal profetismo fascinoso di Russell e, appunto, Russell folle e preda dei suoi desideri ed istinti violenti.
Come già ribadito non amo questo genere, ma la Cline mi ha letteralmente affascinata romanzando un mondo reale e diretto, come una schiaffo. Ti fa soffrire, ma il bruciore dell’impatto serve a farti riflettere.

voto: 5

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Titolo:
Le Ragazze
Autore: 
Emma Cline
Editore: Einaudi
Numero di pagine: 344
Prezzo: 18,00 euro
Trama: Evie voleva solo che qualcuno si accorgesse di lei. Come tutte le adolescenti cercava su di sé lo sguardo degli altri. Un’occasione per essere trascinata via, anche a forza, dalla propria esistenza. Ma non aveva mai creduto che questo potesse accadere davvero. Finché non le vide: le ragazze. Le chiome lunghe e spettinate, i vestiti cortissimi. Il loro incedere fluido e incurante come di «squali che tagliano l’acqua». Poi il ranch, nascosto tra le colline. L’incenso, la musica, i corpi, il sesso. E, al centro di tutto, Russell. Russell con il suo carisma oscuro. Ci furono avvertimenti, segni di ciò che sarebbe accaduto? Oppure Evie era ormai troppo sedotta dalle ragazze per capire che tornare indietro sarebbe stato impossibile?

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RECENSIONE | Your Name

Ci sono volte quando mi sveglio la mattina che… non so per quale motivo, ma mi ritrovo con le lacrime agli occhi.
Il solito sogno che ho fatto, ma che non riesco mai a ricordare.
Però la sensazione di aver perso qualcosa, quella rimane anche dopo molto tempo.

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Negli ultimi anni la cultura giapponese sta raggiungendo sempre più la parte occidentale del mondo, soprattutto nel nostro paese. Si nota principalmente con le fiere a tema, dove numerosi partecipanti vi si recano anche in Cosplay ossia la pratica di travestirsi da personaggi di anime o fumetti.
Per quanto riguarda il cinema invece? I cinema italiani non lasciano molto spazio ai film del Paese del Sol Levante ai quali si dedicano non più di tre giornate di proiezione, ma quest’anno il grande schermo si è dovuto ricredere con il film
your-name.jpegrivelazione di Makoto Shinkai, Your Name il quale, dati gli incassi, è stato riproposto diverse volte sino all’ultima proiezione in occasione di San Valentino.
Per chi fosse nuovo rispetto al mondo degli Anime, sappiate che non limitano la propria visione ad un pubblico per bambini, ma molto spesso sono rivolti anche ad adolescenti ed adulti come nel caso di Your Name, una storia d’amore caratterizzata da un tocco di paranormale. I giapponesi hanno una visione particolare dell’amore, esistono infatti diverse parole per descrivere le diverse sfumature o fasi dell’innamoramento, che noi tendiamo ad esprimere semplicemente con la frase Ti amo. Stessa cosa se parliamo del destino, il quale dal popolo giapponese è visto come un filo rosso che lega due persone di qualsiasi sesso, età o etnia. In Giappone esiste la filosofia secondo cui non importa in che parte di mondo tu ti possa trovare e quanto tempo ci vorrà prima di incontrare la tua metà che sta all’altro capo del filo rosso. L’incontro è scritto, è destino.
Lo stesso destino che lega Mitsuha, una giovane studentessa della piccola città di montagna di Itomori e Taki, uno studente di Tokyo.
I due non si conoscono, ma per un inspiegabile scherzo del destino, improvvisamente si tumblr_ochdzu3fW41roj09io2_1280risvegliano l’uno nel corpo dell’altro, diventando i protagonisti di scambi di breve durata, che solitamente finiscono andando a dormire a fine giornata. I due non ne capiscono il meccanismo e non sanno cosa sia a scatenare gli scambi, ma trovano di comune accordo delle regole da rispettare per non invadere la privacy dell’altro.
Pur non vedendosi mai rispettivamente nei propri corpi, i due ragazzi imparano a conoscersi, a condividere le usanze di due città completamente diverse e ad apprezzare amici diversi rispetto a quelli di una vita intera; tanto che pian piano nasce un’affinità. Improvvisamente il film cambia atmosfera. Infatti gli scambi fra Taki e Mitsuha finiscono e se prima noi spettatori avevamo assistito alle vite di entrambi i ragazzi, ora rimaniamo solamente con Taki il quale non riesce a contattare telefonicamente Misthua e non comprende quale sia stato il fattore che abbia fatto svanire gli scambi.
Spinto dal desiderio di capire, Taki decide di prendere un treno per Itomori ed incontrare finalmente Mistuha di persona, vestendo i panni di se stesso .
Il viaggio è complicato, inspiegabilmente Taki non ricorda il nome della cittadina di montagna dove vive la ragazza e riesce solamente a farne un ritratto, grazie al quale riuscirà ad arrivare a destinazione. La verità viene a galla ed è sconvolgente sia per Taki, sia per noi che siamo rimasti in sala impazienti dalla voglia di scoprire dove sia finita Mitshua. Scopriamo che la ragazza ha effettivamente vissuto ad Itomori, ma tre anni prima rispetto al presente di Taki. your-name-mitsuha-miyamizu-taki-tachibana-tears-stars-couple-romance-anime-8165-resized.pngNon posso dirvi altro in merito a come si sviluppano le vicende, a dove sia Mitshua e a come Taki affronterà determinati problemi, in quanto rischierei di farvi enormi spoiler, anche perché la bellezza di questa pellicola sta nel fatto che le spiegazioni di determinati eventi o azioni che inizialmente non si riescono a comprendere, non vengono fornite immediatamente ma vengono mostrate lentamente, raccontante man mano che le scene si susseguono. Personalmente ho apprezzato questa modalità, in quanto ci vengono forniti accenni, spunti che contribuiscono a farci formulare delle ipotesi che vengono poi totalmente demolite dalla scena successiva che spiega ciò che realmente sta accadendo, ben lontano da quello che avevamo pensato precedentemente. La storia, nella sua semplicità, è a mio parere sorprendente e vera.
Il fatto di sentirsi nel posto sbagliato, inadeguati per il proprio contesto sociale o di sentire che manca qualcosa che si aspetta da molto tempo, ma non comprendere cosa o chi. Mitsuha e Taki sono questo, sono reali e caratterizzati alla perfezione con i pregi ed i difetti o debolezze tipiche degli adolescenti, come il non poter resistere dal mangiare dolci o il segreto desiderio di poter sentire cosa si provi a sfiorare il corpo dell’altro sesso; il tutto riportato con scene comiche inserite al punto giusto, per non rendere il film la solita storia d’amore e di destino trita e ritrita.
I disegni di Makoto sono lo sfondo ideale per questo racconto adolescenziale, un tocco di aria fresca tipica della cultura giapponese, per cui ho una particolare passione.
Trovo siano totalmente differenti dallo stile dello Studio Ghibli, rimasto ad un tratto retrò caratterizzato da facce paffute e occhi piccoli, Makoto preferisce optare per uno stile da mangaka moderno con colori pastello e figure slanciate, con occhi decisamente più grandi ed occidentali.
Da credente nel destino, ho apprezzato l’associazione al filo rosso che lega due animeyour-name-3 gemelle e il fatto che ci venga spiegato dallo stesso Makoto ad inizio film, particolarità che non avevo mai visto in nessun anime che ho collezionato sino ad ora nelle mie visioni. Ci spiega le motivazioni che lo hanno spinto a voler girare Your Name e come lui (e in generale i giapponesi) intendano l’amore e il destino, da qui l’associazione al filo rosso.
Qualche giorno dopo la visione ho comprato il romanzo di Your Name, sul quale però non voglio dilungarmi, in quanto ne sono rimasta molto delusa.
La delusione relativamente al romanzo non comporta un cambiamento del mio parere in merito alla pellicola, semplicemente penso che questa pubblicazione si poteva evitare.
Diciamo che segue il filone di Harry Potter e la maledizione dell’erede, ma con qualche differenza. Infatti non vi sono solamente le battute dei personaggi, ma anche descrizioni di scene o pensieri dei protagonisti il tutto però molto frivolo e con un linguaggio troppo colloquiale decisamente non adatto ad un romanzo ed è un peccato in quanto il tentativo c’è e si nota la differenza rispetto semplice copione su pagina di Harry Potter, ma purtroppo con poco impegno nell’approfondire la scrittura che poteva contribuire alla realizzazione di un romanzo piacevole.
Io non posso che consigliarvi la visione del film, in quanto merita la fama che si è creato.
Diamo spazio alle pellicole orientali, le quali molto spesso hanno un messaggio ben preciso che si cela tra le scene.

voto:5

PluffaCalderone
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#LettureIndipendenti – L’importanza dell’editoria indipendente

Quando frequenti una Libreria Indipendente dici no a una cultura omologata e standardizzata, perché ogni libreria è un universo da esplorare, nato dalla passione e dall’impegno di chi ci lavora, dove ottieni un valore aggiunto, dato da tutti quei servizi legati alla promozione e di diffusione della lettura che valgono più dello sconto.

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17668923_10212505831942123_2041644643_oNei giorni scorsi si è tenuto a Milano, il Book Pride 2017, per chi non fosse avvezzo al nome si tratta della fiera dedicata all’editoria indipendente, organizzata da Odei ossia un’associazione
nata per dare voce proprio all’editoria indipendente. A questa terza edizione erano presenti 200 case editrici, le quali hanno allestito i loro stand ed esposto i romanzi in essere all’interno del catalogo o anche libri in grande anteprima. Oltre agli espositori vi era un fitto programma delineato su tutte e tre le giornate dedicate all’evento, molti eventi districati tra la presentazioni di romanzi o dibattiti riguardanti determinate tematiche rapportate all’editoria. E’ chiaro, quindi, come Book Pride voglia proporsi come la vetrina di chi ha l’orgoglio di essere indipendente, dando spazio a quelle realtà che portano avanti la cosiddetta editoria di progetto: in grado cioè di proporre un lavoro di ricerca e di proposta, al di là di regole e condizionamenti di mercato.
Nelle mie vesti da blogger, mi sono recata all’evento, in due manche differenti: la prima focalizzata interamente sugli stand, ispezionando i titoli, comprando romanzi o conversando con gli espositori, mentre la seconda per assistere al dibattito “Il web e i social media per comunicare e promuovere l’editoria indipendente” e devo dire che molte sono le conclusioni a cui sono giunta a fine fiera.
Quando parliamo di editoria, ci addentriamo in un campo insidioso in quanto ognuno ha le proprie idee in merito. Inoltre, viviamo in un’era in cui l’editoria parallela al Marketing, la cui unica legge da rispettare è quella di VENDERE! Nell’era dove vige la letteratura di consumo e commerciale siamo inevitabilmente sommersi da contenuti di ogni genere, di conseguenza ad un’alta richiesta corrisponde un inevitabile abbassamento della qualità, ritrovandoci così a passeggiare tra gli scaffali dei colossi dell’editoria, sommersi da “romanzi” impersonali e (se non privi del tutto) con una qualità alquanto discutibile. Ecco perché siamo circondati da romanzi fatti con lo stampino (che seguono determinati filoni, quali la Distopia, l’Urban Fantasy, gli Young Adult o i recenti libri degli “Youtuber”), copie dei “best seller” del mese prima, che hanno puramente lo scopo di fornire al lettore quella certezza tanto ricercata. La classica comfort zone, la certezza che se17668798_10212505832662141_1605912323_o hai amato una determinata serie di romanzi, di conseguenza amerai anche la nuova serie appena pubblicata. Ovviamente non ho scoperto l’acqua calda, questa tecnica di vendita è sempre esistita, ma ora più che mai vi è un sovraffollamento e sfruttamento di tale metodo, soprattutto dalle grandi case editrici che hanno l’unico scopo di ottenere dei facili guadagni portando così sui nostri scaffali della mera letteratura di consumo. Tutto ciò per arrivare alle tanto attese conclusioni alle quali sono giunta successivamente al Book Pride, conclusioni che mi hanno spinta ad aprire le braccia ad un nuovo progetto. Credetemi, nulla di innovativo e rivoluzionario, forse non sarò ne la prima ad aver avuto un’idea di questo tipo e non sarò nemmeno l’ultima; ma mi piace pensare che quando si vuole portare un cambiamento la prima cosa che bisogna fare è partire da se stessi.  Ecco perché do’ il via la progetto #LettureIndipendenti, con il quale da ora in avanti voglio prefissarmi l’obiettivo dell’acquisto di titoli indipendenti e per la maggior parte presso librerie indipendenti. Mondadori, Feltrinelli, Amazon o IBS vorrei chiuderli in un cassetto e dare il mio contributo ad altre realtà che si impegnano a dare spazio e voci ad autori e case editrici che nel loro lavoro vi mettono 17622179_10212505834662191_1756883377_opassione ed impegno per esporre titoli di qualità e che abbiano dei reali contenuti da offrirci. Ovviamente pubblicherò delle recensioni dedicate, in modo da contribuire maggiormente alla diffusione del progetto che reputo molto importante e significativo e con il Book Pride ho dato ufficialmente il via ai primi romanzi selezionati per #LettureIndipendenti acquistando La vedova Van Gogh di Camilo Sànchez edito da Marcos y Marcos, focalizzato sulla figura di Johanna moglie di Theo, fratello di Van Gogh, senza la quale oggi non conosceremmo Van Gogh come artista, Le nostre anime di notte di Kent Haruf edito da NN editore, una storia di amicizia e di amore tra due vedovi e di come affronteranno i giudizi della cittadina di Holt ed infine E’ il tuo giorno, Billy Lynn di Ben Fountain edito da Minimum Fax, racconta del ritorno in patria della squadra Bravo dopo la guerra in Iraq, in occasione del Victory Tour ossia una popolare partita di football del Giorno del Ringraziamento, veniamo quindi a conoscenza delle sensazioni dovute al rientro tra feste e sport in contrapposizione al breve ritorno in guerra viste dal giovane caporale Billy Lynn.
Siamo circondati ormai solamente da editoria commerciale, con questo progetto non voglio portare qualcosa di nuovo, ma vorrei portare a dei miglioramenti nei miei acquisti e se questo allo stesso tempo può contribuire al sostegno della vera editoria, allora non mi resta che rimboccarmi le maniche.

PluffaCalderone
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Titolo:
La vedova Van Gogh
Autore:
Camilo Sànchez
Editore: Marcos y Marcos
Numero di pagine: 192
Prezzo: 16,00 euro
Trama: Cieli, occhi, corvi, girasoli: dovunque giri lo sguardo, Johanna vede dipinti di Van Gogh. Splendono nel buio, la svegliano all’alba; prima del canto degli uccelli, prima dei rumori di Parigi che riparte. La gente non li capisce, non li ama. Li usa come fondi d’armadio, per tappare i buchi del pollaio. Van Gogh si spara al petto e con lui se ne va il fratello Theo, inseparabile anche nella morte. Johanna resta sola con un piccolino nella culla: si chiama Vincent come suo zio.
Lui e i dipinti illuminano il nero che l’ha avvolta. Vedova giovane, torna in Olanda e si prepara a lottare; le hanno insegnato che bisogna dominare il mare per meritarsi la terra. Apre una locanda in campagna, fa arrivare da Parigi i quadri di Van Gogh. Dal soffitto al pavimento, li appende in ogni stanza: è il suo omaggio all’artista che sognava una repubblica del colore, il primo museo segreto. Di giorno Johanna accoglie gli ospiti, cresce suo figlio. Di notte apre la valigetta che per Theo era sacra e si immerge nelle lettere di Van Gogh. Annota parole, isola passaggi di pura poesia. Le affidano una missione, le indicano la strada. Oltre le porte chiuse, il disprezzo, la selva dei no. Il primo sì è il disegno venduto a un cliente argentino. La prima mostra la ospita all’Aia una donna senza pregiudizi. Poi il vento gira, vengono i buoni incontri, gli incroci fortunati; il tempo corre, vola, le mostre si moltiplicano e Vincent van Gogh entra nella Storia. Johanna, finalmente, può camminare guardando il cielo dopo la pioggia, respirare leggera, aprire altre porte. Tornare a smarrirsi in un sorriso, nel gioco meraviglioso dei corpi. Una storia vera, bellissima, mai raccontata.  La storia della donna che ha consegnato al mondo l’arte di Van Gogh.

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Titolo:
Le nostre anime di notte
Autore:
Kent Haruf
Editore: NN edizioni
Numero di pagine: 176
Prezzo: 17,00 euro
Trama: È nella cittadina di Holt, Colorado, che un giorno Addie Moore rende una visita inaspettata al vicino di casa, Louis Waters. I due sono entrambi in là con gli anni, vedovi, e le loro giornate si sono svuotate di incombenze e occasioni. La proposta di Addie è scandalosa e diretta: vuoi passare le notti da me? Inizia così una storia di intimità, amicizia e amore, fatta di racconti sussurrati alla luce delle stelle e piccoli gesti di premura. Ma la comunità di Holt non accetta la relazione di Addie e Louis, che considera inspiegabile, ribelle e spregiudicata. E i due protagonisti si trovano a dover scegliere tra la propria libertà e il rimpianto. Dopo la Trilogia della Pianura, Le nostre anime di notte è il sigillo perfetto all’opera di Kent Haruf, uno dei più grandi interpreti della letteratura americana contemporanea.

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Titolo: E’ il tuo giorno, Billy Lynn
Autore:
Ben Fountain
Editore: Minimum Fax
Numero di pagine: 398
Prezzo: 14,45 euro
Trama: I dieci soldati della squadra Bravo hanno compiuto una coraggiosa azione di guerra in Iraq, immortalata per caso dalle telecamere di un tg; trasformati di colpo in eroi nazionali, vengono richiamati in patria per due settimane di Victory Tour (interviste in tv, visita alla Casa Bianca, comizi pubblici aperti dal sermone di un predicatore), che culminano nell’apparizione come ospiti d’onore alla tradizionale, popolarissima partita di football del Giorno del Ringraziamento. Durante questa fatidica giornata, fra le strette di mano ai petrolieri texani, le canne fumate di nascosto, il trauma ancora vivissimo della recente morte di un compagno, la sensualità delle cheerleader, le avances di Hollywood e una proposta di diserzione, il diciannovenne caporale Billy Lynn cerca di non impazzire: la mattina dopo, la squadra deve tornare al fronte. La spettacolarizzazione dello sport e della guerra, il conflitto di classe, lo strapotere dell’entertainment e del mercato, ma anche la forza dell’amicizia, la paura della morte, la scoperta dell’amore: c’è tutto questo, in un romanzo scatenato e brillante, osannato dalla critica, che ha consacrato il suo autore come una delle migliori voci della letteratura americana di oggi.
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RECENSIONE || Il giardino dei cosacchi di Jan Brokken

Nella vita mirava a tre sole cose: scrivere (confessava al fratello in tutta umiltà che riteneva di avere talento), pubblicare (le due cose erano per lui indissolubilmente legate; scriveva per essere letto e non per il proprio piacere, ma non poteva pubblicare finché non fosse stato riabilitato) e sposare l’amore della sua vita.
In quell’ordine.

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17408029_10212419249257610_1779140015_oSono una ragazza che crede molto nel destino. Mi piace pensare che se qualcosa deve accadere, in qualche modo accadrà prima o poi. Forse non nel preciso istante in cui lo desideriamo, ma un giorno avverrà e per me quel tanto atteso “qualcosa” effettivamente è accaduto. Giusto qualche giorno fa, ho pubblicato un articolo in cui ho voluto condividere qui il mio disagio nato e cresciuto a dismisura per via di alcuni romanzi che, ormai, non sono più nelle mie corde da lettrice. Ho condiviso il disagio che, già da troppo tempo, mi ha accompagnato e che non mi ha permesso di trarre alcuna soddisfazione dalle letture intraprese. Come dicevo, credo molto nel destino e la collaborazione con Iperborea non poteva capitare in un momento migliore. Forse vi potrà suonare anche esagerato considerato che i soggetti in questione per alcuni sono “solo libri” e me ne dispiace, perché in questo caso non penso che intendiate la lettura come la intendo io. Ho concluso Il giardino dei cosacchi qualche giorno fa, ma ho atteso per scriverne la recensione. Ho atteso, in modo tale da tenere ancora per un po’ solo per me l’esclusiva sulle emozioni che mi ha provocato. Per quasi un anno ho avuto dentro solo insoddisfazioni, ma Jan Brokken ha saputo eliminarle tutte sino all’ultimo frammento per aprirmi, invece, le porte ad una letteratura totalmente nuova e colma di trepidazione, solamente raccontando una storia. Ma non fatevi fuorviare dai termini, questa storia è tutto tranne che semplice. D’altronde abbiamo mai letto di amori, guerre, libertà, diritti, battaglie o amicizie semplici?

«So di aver fatto cose insensate per lei e non ho quasi più nessuna speranza, ma in ogni caso me ne infischio. Non penso che a quello.Vederla, sentirla, nient’altro! Sono un povero stupido! Amare così è una malattia!»

Queste sono le tematiche racchiuse all’interno de Il giardino dei cosacchi, raccontate attraverso l’amicizia tra il barone Alexander von WrangelFédor Dostoevskij… sì lo stesso Dostoevskij de L’idiota o Delitto e Castigo, ma qui Brokken vuole mostrare soprattutto il Dostoevskij autore de Memorie dalla casa dei morti.
Siamo, infatti, nella San Pietroburgo del 1849 dove, in seguito all’essere stato accusato di un complotto nei confronti dello Zar, Fëdor viene risparmiato proprio di fronte al plotone d’esecuzione. Gli viene risparmiata la vita, a patto di scontare una pena come deportato in Siberia, un luogo ostile e desolato. Qualche anno dopo, Alexander viene nominato procuratore della città kazaca dove Dostoevskij sta scontando ancora la pena, in trepidante attesa di ricevere la grazia. E’ proprio sul cupo sfondo della città di Semipalatinsk che i due si incontrano e tra i quali nasce una profonda amicizia, fatta di confidenze e condivisioni di gioie e dolori. Due uomini in perenne balia dell’amore per due donne sposate, uniti nell’impegno intellettuale e trasportati dagli eventi storici dell’epoca; si sosterranno a vicenda celebrando la loro amicizia nel rifugio rinominato Il giardino dei cosacchi, una vecchia dacia in mezzo alla steppa che i due amici trasformano in un luogo in cui dar sfogo al loro illimitato raziocinio.
E’ davvero interessante come Brokken abbia ricostruito, seppur magari romanzando determinati eventi, l’intera storia nata tra i due solamente basandosi sulla corrispondenza epistolare che il barone Alexander e Dostoevskij si scambiarono nei diversi anni di amicizia. Altrettanto interessante è stato conoscere come Dostoevskij abbia preso spunto dalle sue tristi esperienze per la realizzazione dei suoi scritti, soprattutto in merito a Memorie dalla casa dei morti per il quale fa riferimento alla sua terribile esperienza da deportato.
L’angoscia dell’esperienza vissuta e la successiva sofferenza derivata dalla sua impossibilità di pubblicazione che era a rischio di grandi e gravi censure, viene tutta riportata su carta ed è palpabile in tutta la lettura nello stato d’animo che accompagna perennemente Dostoevskij.

«Non avrei dovuto farlo. Non ero me stesso. Quando me lo hanno chiesto, ho risposto di no. Ovviamente avevo paura di un attacco. Poi hanno continuato ad insistere, dicendo che i miei lettori avevano tanta voglia di vedermi e di sentirmi dopo il lungo periodo dell’esilio, non potevo ritirarmi… Non riesco mai a dire di no, mai, mai, non riesco mai a negare niente alla gente. La prima lettura dopo il mio ritorno… Dio mio, se non ci fosse stato voi, sarebbe andata a finire male. Voi mi avete salvato. Voi, tu, voi, tu… caro amico del Giardino dei cosacchi… »

Gli eventi raccontati dal punto di vista del barone sono davvero ottimali per comprendere quanto la sua giovane età non comporti di conseguenza ingenuità in quanto Alexander, nel corso degli eventi, sarà colui che si batterà con più impegno per donare a Fëdor la grazia, cercando di riabilitarlo e di concedergli la possibilità di poter nuovamente pubblicare le sue opere senza la paura di una censura; aggiudicandosi di conseguenza la stima e l’affetto di Dostoevskij.
Sono rimasta altrettanto affascinata dalla tipologia di amore che viene raccontato, un amore antico e onesto. Premuroso ed impaziente di sbocciare in tutta la sua passionalità. Tanto quanto la sofferenza e la solitudine, tra le pagine è puramente percettibile ciò che l’amore è in grado di scatenare nell’animo umano, ciò grazie all’intensità di alcuni termini, a tratti semplici, utilizzati da Brokken. Ed è proprio questo uno dei punti di forza del romanzo, lo stile utilizzato dall’autore del tutto scorrevole, leggero, semplice e allo stesso tempo sorprendente, trattando temi che molti rischiano di far risultare solamente pesanti.

Una sera gli chiesi senza giri di parole cosa lo attraesse tanto in Marija Dmitrievna. Non dovette pensarci a lungo.
«L’ignoto.»

E nonostante tutto, può lo stesso romanzo che ti ha 17408530_10212411904914006_542576765_ofatto riscoprire l’amore per la lettura, farti versare lacrime amare non appena girata l’ultima pagina? La risposta è un gigantesco e sofferente SI’, può eccome. Non appena finito il romanzo, tutto ciò che Alexander e Dostoevskij con la loro profonda amicizia mi avevano insegnato, è stato totalmente stravolto e messo in discussione. Non ero pronta ad un finale di tale portata e, quindi, è questo un aspetto negativo? Assolutamente NO, è proprio dopo aver metabolizzato l’evento finale che si comprende la potenza di questo romanzo e l’importanza di ogni singola pagina.
Ultimo, ma non meno importante, ho apprezzato l’utilizzo delle note in fondo al romanzo, le quali hanno donato alla lettura un ulteriore stimolo di venir a conoscenza dati e fatti realmente accaduti nello scenario russo.
Leggetelo. Leggetelo. Leggetelo e non ve ne pentirete. Non poteva capitarmi romanzo migliore in questa mio desiderio di nuove e differenti letture che lascino il segno.

voto:5

PluffaCalderone
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Titolo: Il giardino dei cosacchi
Autore:
Jan Brokken
Editore: Iperborea
Numero di pagine: 400
Prezzo: 18,50 euro
Trama: San Pietroburgo 1849, Fëdor Dostoevskij è davanti al plotone d’esecuzione, accusato di un complotto contro lo zar. Solo all’ultimo secondo viene risparmiato dalla morte e deportato in Siberia. Il ventenne Alexander von Wrangel, barone russo di origini baltiche, ricorda bene la scena quando qualche anno dopo è nominato procuratore della città kazaca dove Fëdor sta ancora scontando la pena, nella logorante attesa della grazia. Due spiriti affini, uniti dal fervore etico e intellettuale e innamorati perdutamente di due donne sposate: il giovane baltico della femme fatale Katja, e Dostoevskij della fragile ed eternamente infelice Marija. Confidenti, complici e compagni di sventura, Fëdor e Alexander si aggrappano uno all’altro come a un’ancora di salvezza nella desolazione siberiana, riuscendo a ritagliarsi un rifugio nel «Giardino dei cosacchi», vecchia dacia in mezzo alla steppa che diventa un’oasi di pensiero e poesia nella corruzione dell’Impero. In un appassionante romanzo «russo» basato su documenti, memorie e lettere giunte fino a noi, Brokken racconta un’amicizia che si intreccia alla storia politica e letteraria di un paese e attraverso la voce del barone Von Wrangel ricompone un ritratto intimo del grande autore ottocentesco. Un uomo «esiliato, tormentato, umiliato e risorto con le sue ultime forze», che vive la scrittura come una necessità febbrile e un’ossessiva indagine sul lato oscuro dell’animo umano, in perenne lotta con i debiti, la malattia e una vita estrema in cui riecheggiano tanti motivi dei suoi capolavori letterari.

L’autore

20121011095835_Brokken3Scrittore, giornalista e viaggiatore olandese. Noto per la capacità di raccontare i grandi protagonisti del mondo letterario e musicale, ha pubblicato numerosi romanzi di successo che la stampa ha avvicinato a Graham Greene e Bruce Chatwin, come l’esordio narrativo De Provincie (1984), da cui è stato tratto un film, Nella casa del pianista(Iperborea 2011) sulla vita di Youri Egorov e Anime baltiche (Iperborea 2014), viaggio in un cruciale ma dimenticato pezzo d’Europa. Nel 2016 Iperborea ha pubblicato anche il romanzo Il giardino dei cosacchi, che racconta dell’amicizia tra Fëdor Dostoevskij e del barone baltico Alexander von Wrangel.

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L’insostenibile accettazione del cambiamento del lettore.

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E’ già da molto che è iniziata. Una strana sensazione di insoddisfazione, sia guardando i volumi comodamente esposti sulla mia libreria e sia con tutte le letture nuove ottenute con le collaborazioni dalle case editrici. Un perenne spleen, che ad ogni nuovo romanzo sembrava mi facesse compagnia aprendomi diverse visioni a fine lettura su generi che hanno alimentato la mia passione da adolescente sino a farla diventare ciò che è oggi, in particolar modo parlo di Young Adult, Urban Fantasy e distopici.
Inizialmente non ci facevo caso, continuavo a pensare fosse semplicemente un periodo no.
E’ normale, succede a chiunque di non rimanere soddisfatto da qualche lettura; ma il problema è cresciuto sempre più sino a rendermi davvero insopportabile anche la semplice vista di alcuni romanzi esposti sulla mia libreria.
Ho iniziato a cestinare email di case editrici che, puntualmente, mi inviavano la newletter con le proposte del mese. Proposte che mi sembravano sempre più banali, già viste e che mi puzzavano di libri Young Adult scritti male e mirati solamente a far presa su ragazzine frivole. Ma non solo. Chi mi conosce sa quanto io sfrutti il potere di Youtube per seguire i così detti “BookTuber”, in modo da poter stare al passo con i tempi e trarre spunto per nuove letture da aggiungere alla mia wishlist. Ebbene da quando questo spleen letterario si è impossessato di me, anche i video che ero solita guardare e che trovavo interessanti mi sono sembrati sempre più monotoni, tanto da apprezzarli sempre meno sino a trovarli tutti uguali. Video su video di pareri che si limitavano al semplice titolo del romanzo in questione e commento del tipo “l’ho adorato” o “l’ho praticamente amato” e privi, quindi, di reali contenuti.
Sino a che, un giorno mi sono definitivamente stancata ed ho svuotato mezza libreria e portato ciò che mi provocava insoddisfazione al Libraccio e venduto tutto; ho anche ormai abbandonato determinati canali YouTube per dedicarmi ad altri di cui mi sono accorta del reale valore ed impegno nella diffusione dei contenuti. Il risultato? La libreria è mezza vuota e la mia wishlist è stata rivoluzionata, ma nonostante ciò mi sento finalmente soddisfatta. Tutto ciò per dire che mi sento una lettrice diversa, o meglio più matura.
Penso che sia normale e che capiti nella maggior parte dei casi, sia chiaro che ovviamente c’è chi non vuole uscire dalla sua comfort zone e che, nonostante gli anni che passano, prova sempre piacere nella lettura dello stesso genere.
Io non mi sono ritrovata tra queste persone, ma tra chi invece si è sentito smarrito e va incontro alla crisi del lettore. Inizialmente è difficile dover accettare il fatto di essere semplicemente cresciuti e di non provare più lo stesso interesse per quel genere che ti ha fatto scoprire il mondo della lettura. Ho avuto “paura” e continuato per un certo periodo ad insistere nel rimanere sulla mia vecchia strada… ma perché insistere? La crescita, il cambiamento possono spaventare, ma è del tutto normale. La lettura deve essere un piacere e non una costrizione solo per il puro compiacimento altrui.
Quindi, se state passando ciò che ho passato io, quello che posso dirvi è di calmarvi, non ribellatevi costringendovi a fare letture che in realtà non volete perché peggiorerete solo la questione. Accettate il semplice fatto che siete cresciuti ed il cambiamento è una fase del tutto naturale. Tutto ciò ovviamente non significa che bisogna denigrare le vecchie letture, personalmente sono del tutto grata ai generi che ho nominato all’inizio di questo lungo sproloquio. Hanno contribuito ad alimentare il mio più grande amore, a farmi crescere rendendomi la persona che sono oggi.

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La La Land

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I musical sono da sempre una categoria di film che divide nettamente in due l’opinione degli spettatori. C’è chi li ama alla follia e chi ha un’avversione talmente grande da non volerne nemmeno vedere il trailer. Ma quando un film, a prescindere dal genere, parla di determinate tematiche. Quando un film, con una semplicità quasi banale, parla di sentimenti. Quando un film vuole essere un omaggio a coloro che hanno un sogno e fanno di tutto pur di realizzarlo, anche i più scettici dovrebbero sorvolare e dare per una volta una chance anche se tutto ciò viene raccontato in un musical. Il fatto che vi siano delle scene di canto è solo un mero dettaglio che ha il semplice scopo di spettacolarizzare la pellicola. Recentemente sono andata al cinema a la-la-land-dancevedere il tanto discusso La La Land, la cui trama rasenta così tanto la semplicità quasi da sembrare la solita solfa trita e ritrita, nulla di innovativo insomma. Ma è come i temi vengono trattati che fa davvero la differenza e La La Land in questo ci riesce alla perfezione. Come dicevamo, la semplicità costituisce le fondamenta di questo film. Infatti la storia parla della nascita di un grande amore tra Mia, cameriera aspirante attrice, e Sebastian, un pianista jazz che sogna di aprire un locale tutto suo. Il destino farà modo di farli incontrare e, da un astio iniziale, tra i due nascerà una profonda intesa che si trasformerà nel grande amore che tutti sogniamo. Ma l’amore può davvero resistere a tutto? Può essere più forte dei sogni nel cassetto? Damien Chazelle, regista, dà la sua interpretazione realizzando uno dei film con più nomination agli Oscar 2017. Chazelle ha dimostrato di avere del talento in un mare colmo di squali dove vieni eliminato al primo banale errore. Ciò che colpisce è sicuramente la fotografia delle scene, il passaggio da colori sgargianti a colori più tenui tendenti al pastello, alla maestria nell’uso della musica che molte volte sostituisce il dialogo con grande disinvoltura realizzando delle scene prive di dialogo ma di grande impatto emotivo. Sicuramente il regista si è fattola-la-land-2 notare nonostante la sua giovane età. Diciamoci, però, la verità, Ryan Gosling ed Emma Stone non sono di certo i nuovi John Travolta e Olivia Newton John, sia per quanto riguarda il canto che il ballo. A livello canoro sono sicuramente intonati, ma non delle voci che fanno la differenza tanto da entrare ufficialmente a far parte dei tormentoni storici come Summer Night o What a feeling. Gosling è un po’ troppo visibilmente rigido nelle movenze sulla pista da ballo e di certo non è di meno la Stone, la cui recitazione però è così sentita tanto da diventare a tratti tangibile rendendo il suo ruolo sul grande schermo sicuramente il più emozionante e sincero. Ma nonostante non siano dei professionisti in ambito musicale, in qualche modo funzionano e riescono a far sospirare anche gli spettatori meno romantici.
Ciò che, però, gli attori riescono a compiere a pieni voti è la pressione sul lato emotivo dello spettatore che, inizialmente entra nella sala del cinema convinto di uscirne fischiettando i nuovi motivetti musicali, ma che invece ne esce con il peso sulle spalle di un’amara verità: a volte, per realizzare i propri sogni, è necessario rinunciare a qualcosa. Non importa quanto farà male, o quanto sia complicato.
Che l’amore non sia sempre la soluzione non è di certo uno dei temi più innovativi su cui costruire un film, ma La La Land con la sua semplicità disarmate riesce con estrema facilità a far realizzare ciò che in fondo si è sempre saputo ma che non si è mai voluto accettare completamente: la felicità comporta delle scelte.

landscape-1471976390-hbz-emma-stone-ryan-goslingPersonalmente avevo alte aspettative, soprattutto alimentate dai numerosi pareri positivi scoppiati sul web. Ne sono rimasta delusa? No.  Inutile dirvi che per giorni, qualsiasi cosa facessi, avevo in mente le note di City of Star cantata da Ryan Gosling. Come ho detto prima, l’attore non spicca sicuramente per le doti canore, ma la sua voce profonda e a tratti roca dona alla canzone un aspetto malinconico,  difficile da dimenticare.
Mi aspettavo di più? Forse sì. Con questo non voglio sminuire ciò che ho detto qualche riga più su. Sicuramente fa parlare di sé e sono pienamente convinta che faccia riflette, soprattutto su quanto siamo disposti a sacrificare pur di essere felici. Nonostante ciò penso che sia stato esageratamente elogiato tanto da creare (giustamente) alte aspettative alimentate anche dalle 14 nomination agli Oscar, diventando di conseguenza una visione pericolosa: o lo si ama alla follia o gli si mette una grande X sopra.
Sono sicura che chi non avrà ancora visto il film a questo punto leggendo le mie parole avrà cambiato idea sulla visione di La La Land, pensando di trovarsi di fronte ad una storia strappalacrime. Beh, a voi timorosi dico di non aver paura e di guardare assolutamente questa pellicola, la quale semplicemente vuole essere un omaggio a coloro che sanno rischiare, che amano, che sognano e ai folli che fanno sacrifici pur di essere felici.

voto: 4

PluffaCalderone

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Here’s to the ones who dream. Foolish, as they may seem.
Here’s to the hearts that ache. Here’s to the mess we make.

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Regali di Natale

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Ciao a tutti ragazzi e ben tornati nella mia piccola stanza! Il 2017 è ormai giunto tra noi, ma la magia del Natale aleggia ancora nell’aria. Infatti sono qui oggi, ancora aggrappata a quel misero residuo di spirito festivo, per mostrarvi cosa ho ricevuto in dono. E’ stato un Natale davvero fruttuoso, soprattutto parlando in termini libreschi, in quanto ho ricevuto davvero moltissimi libri che volevo già da qualche tempo e che finalmente posso custodire gelosamente nella mia libreria!
Ovviamente l’attesa non è stata facile, non c’è ambizione più grande per un lettore di quella di ricevere in regalo dei romanzi, ma quali saranno? Su quali romanzi sarà caduta la scelta di tal parente? Conoscerà i miei gusti? E’ consuetudine pensare che se una persona coltivi una data passione, allora è matematico che qualsiasi cosa rientri in tal passione piacerà sicuramente… no, no e ancora no! Non c’è nulla di più errato, soprattutto in ambito letterario. Ecco perché, con l’avvicinarsi delle feste, è mia abitudine iniziare a lasciare in mezzo a discorsi casuali, vari commenti personali su determinati romanzi su cui ho messo gli occhi. Sto anche molto attenta ad “istruire” genitori e fidanzato, in modo tale che possano passar parola correttamente… lo so, qualcuno di voi possa pensare che sia scorretto; ma sicuramente Babbo Natale non vede questo come un comportamento da catalogare nella lista dei cattivi. No, il caro vecchio Babbo sono sicura che comprenda il15672682_352676658430713_6383936928649326316_n mio desiderio di arricchire come si deve la mia libreria e tutto al solo scopo di accrescere la mia fame letteraria che mi attanaglia sempre di più.
Ultimamente il mio senso libresco, aveva messo gli occhi sulla nuova collana DELUXE della BUR Rizzoli. Una serie di classici in una edizione decisamente large, con copertina tendente al perlaceo brillante, soprattutto se messa contro luce, ed arricchita con splendide illustrazioni all’interno.
Il Natale scorso, da un amico, avevo ricevuto Moby Dick di Erman Melville e Frankenstein di Mary Shelley e per conto mio avevo preso in offerta Peter Pan di James Matthew Barrie.
Di recente erano usciti numerosi altri volumi che andavano ad arricchire di gran lunga la collana ed ecco che il 25 ricevo Le Favole di
Esopo, Le mille e una notte e infine La regina delle nevi e altri racconti di H. Christian Andersen. Non c’è altro da dire se non che sono una goduria per gli occhi e sicuramente un’ottimo cibo mentale. 15672886_352358035129242_361266994762325739_nProseguendo il tour nel magico mondo dei regali di Pluffa, fortunatamente i miei genitori mi hanno lasciato mano libera sulla scelta del mio regalo e sinceramente non mi pento nell’affermare che ho colto la palla al balzo. Sono sicura che voi, miei prodi colleghi topi da biblioteca, non giudicherete e quindi ecco svelati i due romanzi prescelti: Figlie Sagge di Angela Carter, una delle ultime uscite edite da Fazieditore e Molto forte, incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer edito da Ganda Editore dal quale è stato tratto il famoso film con Tom Hanks, che consiglio caldamente.15676514_352804671751245_8488165334486974794_o
Il mio fidanzato ovviamente non poteva non contribuire alla mia grande sete romanzesca e per questo lo ringrazio moltissimo. Infatti si è fatto porta voce dei miei desideri più profondi, assumendo quasi una sorta di ruolo di Santa Claus istruendo chiunque meglio che ha potuto. Unendosi al suo stesso suggerimento riguardo ai libri della BUR DELUXE, ha reso quasi completa la mia collezione regalandomi Il Richiamo della foresta di Jack London. Non soddisfatto, ha deciso di mirare al recente sentimento che è nato tra me ed un noto pittore, del quale ho elogiato più volte le doti anche sulla Pagina Facebook. Infatti mi ha regalato anche il cofanetto con i DVD Ufficiali su Vincent Van Gogh, un documentario completo sull’artista. Infine rimaniamo sempre nel tema libresco, ma variando un po’ gli ingredienti.
Sì perché un mio amico non mi ha regalato alcun romanzo, ma questo regalo è stato davvero inaspettato e soprattutto 15741259_353251068373272_1201460262540062623_noriginale, adatto ad una divora libri che si rispetti. Ebbene sì, sto parlando del timbro Ex Libris. Devo ammettere che, una volta scartato il pacchetto, non ho compreso immediatamente in quanto non mi sono mai realmente interessata a questo tipo di oggettistica. Però è bastato un semplice timbro per farmi innamorare all’istante.
Il mio amico me lo ha fatto fare su misura, con tanto di nome e cognome ed un simpatico gufetto munito di cappellino da giullare. Una volta tornata a casa, non ho perso un attimo di tempo ed ho timbrato tutti i miei libri, per decretarne ufficialmente la mia proprietà. Purtroppo la magia libresca ha dovuto avere un limite, ma i regali non sono comunque finiti.
Mia cugina, una mia amica ed una collega di lavoro hanno pensato bene di puntare al mio lato da fangirl su una delle mie più grandi passioni, ovvero il mondo Potteriano. 15780830_352309331800779_9111434988428349350_n
Infatti mia cugina, conscia anche del mio amore spassionato per il Natale, ha pensato bene di unire questi due aspetti regalandomi le palline di Natale delle quattro case di Hogwarts.
La mia amica, invece, facendo appello alle sue doti nei regali Homemade ha regalato a me e ad altri amici una serie di gadget potteriani, nello specifico: lettera di ammissione ad Hogwarts firmata direttamente da Minerva McGranitt, la lista dei libri di testo necessari per affrontare l’anno scolastico e la lista degli oggetti incantati da comperare. Bacchetta nella confezione del negozio di Ollivander, biglietto di sola andata dell’Espresso per Hogwarts del binario 9¾, cravattino della casata di a15697506_350548755310170_6753667592542283451_nppartenenza (nel mio caso Grifondoro) una mini pozione di Felix Felicis ed infine una tazza con scritto sopra “Expresso Patronum”.
Infine la mia collega d’ufficio ha puntato sempre al mio debole soprattutto nei confronti dei Grifondoro ed ha pensato bene di regalarmi il tappetino del mouse con lo stemma della casata.
Concludiamo questo meraviglioso giro turistico con gli ultimi regali, relativi al campo della moda. 15697201_353160848382294_8061048693451593709_n
Si è sparsa la voce in lungo e in largo della mia inclinazione agli indumenti tecnicamente definiti “pelusciosi” ed ecco quindi, in aggiunta alle altre ricevute negli scorsi anni, delle ciabatte a stivaletto a forma di coniglietto e completamente pelose. Non potete capire la morbidezza in cui sono approdata non appena le ho indossate la prima volta, il paradiso; ed infine due paia di calze collant (volpine, oddio!).
Spero che questo viaggio sia stato di vostro gradimento e che facciate sapere alla piccola stanza le vostre impressioni e giudizi.
Io come sempre vi abbraccio forte,

PluffaCalderone

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