Sette minuti dopo la mezzanotte

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La risposta è che non conta quello che pensi perché la tua mente si contraddirà cento volte al giorno. […]
La mente crede a bugie confortanti, mentre conosce le dolorose verità che rendono necessarie quelle bugie. E la mente ti punisce per il fatto che credi contemporaneamente a entrambe le cose.

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monster_calls_xlg.jpgSettimana scorsa sono letteralmente corsa al cinema per vedere il film tratto dal romanzo “Sette minuti dopo la mezzanotte” di Patrick Ness, sicuramente uno dei migliori libri per ragazzi in circolazione negli ultimi tempi.
Affermazione di un certo peso, perché pensandoci cosa rende un libro, specialmente se rivolto ad un pubblico giovane, un ottimo prodotto? Le risposte sono molteplici, ma personalmente penso che l’aspetto primario siano le tematiche e la modalità con cui tali tematiche vengano affrontate.
Il romanzo di Patrick Ness si aggiudica a mio parere una vittoria più che meritata e la trasposizione cinematografica non è da meno. Quante volte ci rechiamo al cinema colmi di aspettative ed emozione nel vedere sul grande schermo il film tratto dal nostro romanzo del cuore, per poi uscire dalla sala solamente con un gran amaro in bocca?
Dimenticate questa sensazione, perché il film girato da Juan Antonio Bayona è davvero un gioiello che ridona speranza a noi lettori ormai delusi dagli innumerevoli stravolgimenti letterari.
La storia è una delle più semplici e crudeli, trattata ormai più volte e in diverse salse.
A soli tredici anni, Conor si ritrova catapultato nelle difficoltà e nel dolore del mondo degli adulti. La madre è malata di cancro e quotidianamente Conor se ne prende cura, portando inoltre avanti i lavori di casa.
Il ragazzo però è tormentato da un incubo, che ogni notte lo fa svegliare urlante e zuppo di sudore; sino a quando un giorno riceve la visita di un mostro.
Un tasso prende le sembianze di un mostruoso uomo gigante, destatosi per raccontare a Conor tre storie, alla fine delle quali toccherà al ragazzo raccontare al mostro la quarta storia che, però, dovrà corrispondere alla verità più segreta di Conor.

C’era una volta un uomo invisibile, che s’era stufato di non essere visto da nessuno. Non che fosse davvero invisibile. Il fatto era che la gente si era abituata a non vederlo. E se nessuno ti vede, esisti davvero?

Il ragazzo non comprende se il mostro sia reale o un brutto scherzo nato dai suoi sogni, si ritroverà quindi ad affrontare il degeneramento della malattia della madre tra bullismo scolastico, una nonna rigidamente diversa da lui e un padre ormai sconosciuto, preso dalla sua nuova famiglia americana. Apparentemente nulla di innovativo, ma come dicevo è come determinati temi vengono trattati a fare la differenza.
Leggendo vari pareri e recensioni ho riscontrato che per molti il tema focale su cui tutta la storia di Conor è costruita sia quello della malattia della madre, ma andrò controcorrente dissociandomi da questa opinione.
Attenzione, di certo la malattia è un elemento importante del romanzo, ma non quello principale che personalmente ho riscontrato nella Rabbia.
Conor è arrabbiato con il mondo, una rabbia che non risparmia nessuno. Nonna, amici e la madre stessa ed è proprio questo che lo rende un personaggio reale. Ness è davvero magistrale nel rendere Conor e i suoi sentimenti tipici di un bambino vero e non quelli dello stereotipo del bambino buono, bravo e gentile con tutti.
Il romanzo ci comunica che, a volte, sentimenti negativi come in questo caso la rabbia, siano sentimenti più che giusti da provare e che vanno accolti e non respingerli o vergognarsene.

«Non capisco. Chi è il buono in questa storia?»

Non sempre c’è un buono. Come non sempre c’è un cattivo. La maggior parte delle persone è una via di mezzo fra le due cose.

Un ulteriore elemento che rende la pellicola valida tanto quanto il romanzo, sono gli attori selezionati. Ciò che mi ha stupito è come i personaggi non siano stati modificati per rendere la pellicola più appetibile, ma siano stati resi esattamente come nella storia.coverlg
E’ come incontrare un vecchio amico che non vedevi da anni.
Hai paura che il tempo l’abbia cambiato, ma scopri che in realtà è sempre rimasto lo stesso.
Felicity Jones, la madre, è incantevole anche interpretando una donna malata di cancro; l’intramontabile Sigourney Weaver è perfetta nel ruolo della nonna rigida, maniaca del controllo, allo stesso tempo di una madre che deve fare i conti con la perdita di una figlia. Ma il protagonista indiscusso è senza ombra di dubbio Lewis MacDougall, ossia Conor.
La sua recitazione è disarmante e lascia letteralmente senza parole. Non è facile, specialmente per i piccoli attori, trasmettere determinate emozioni come la rabbia, l’angoscia, la paura o il dolore, ma MacDougall ci riesce alla perfezione lasciando lo spettatore sommerso da una montagna di fazzoletti spiegazzati ed umidicci. E’ soprattutto nella realizzazione dell’incubo che perseguita Conor che il piccolo attore da il meglio di sé, con un’interpretazione a dir poco eccellente della paura tipica degli incubi.
Naturalmente è doveroso doversi soffermare anche sul personaggio del mostro, da cui sono rimasta affascinata. Già nel romanzo, caratterizzato da disegni mozzafiato che contribuiscono a stuzzicare maggiormente la fantasia del lettore, ne ero rimasta piacevolmente colpita.
Nel film è come se i disegni del romanzo raffiguranti il mostro prendessero vita per renderlo allo spettatore tangibile grazie alla grafica, inappuntabile, ricca di dettagli.

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Le storie raccontate dal mostro si animano e ricordano molto lo stile utilizzato da David Yates per realizzare la storia dei tre fratelli nel film Harry Potter e i doni della morte parte 1, che ho trovato davvero incantevole.
Ci sono molti film importanti, ma quando uno di questi film è rivolto ai ragazzi in qualche modo lo diventa ancora di più. Leggete il romanzo e subito dopo aver girato l’ultima pagina, correte al cinema per vedere il film come ho fatto io. Non per piangere, come spesso accade, per la malattia o per la morte. No.
Per comprendere quanto determinati sentimenti siano fondamentali e a volte, anche se negativi, semplicemente giusti e comprensibili.

voto:5

PluffaCalderone

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